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di Giuseppe Corra.

Il forte di San Briccio è passato ufficialmente in proprietà del Comune di Lavagno che ne ha ricevuto le chiavi. Il documento di cessione è stato firmato giovedì 18 aprile 2013 alle ore 11 nella sala consiliare del Comune di Lavagno tra il direttore della filiale Veneto del Demanio statale, Pier Giorgio Allegroni ed il sindaco Simone Albi. Dopo la sottoscrizione dell’atto, il Comune di Lavagno è divenuto proprietario di questa fortificazione che l’esercito italiano incominciò a far costruire nel 1883, inaugurò cinque anni più tardi ed abbandonò definitivamente a se stessa nel 1979.

Una tappa importante e fondamentale questa nella realizzazione del progetto di recupero del forte e del territorio che lo attornia fortemente voluto dalla popolazione locale e tenacemente perseguito dall’Amministrazione Albi, soprattutto attraverso il lavoro assiduo dell’assessore Stefano Ridolfi.

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 Il forte di San Briccio, con la propria batteria, realizzata ed ancora ben conservata in località Monticelli di Vago, assieme al forte Santa Viola di Azzago, di Monte Castelletto a Cancello, di Monte Tesoro a Sant’Anna d’Alfaedo, al forte Masua a Breonio e San Marco a Rivoli Veronese, avrebbe dovuto servire a proteggere il territorio veronese da eventuali attacchi austriaci dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia (1866). Il confine, infatti, passava allora da Ala e lungo la linea del Carega.

La realizzazione del forte venne a costare circa 1.700.000 lire del tempo, cioè 7 milioni di euro, vale a dire 14 miliardi delle vecchie lire. Ma non servì allo scopo per cui venne realizzato perché la fortezza non venne mai a trovarsi in prima linea durante le guerre successive alla sua realizzazione e venne presto superato dall’evolversi del modo di fare la guerra. Così, da forte offensivo e difensivo, venne presto declassato a semplice deposito  di esplosivi. Cosa che costituì per il territorio di Lavagno una seria minaccia nel caso in cui, per qualche motivo, fosse esploso. I tedeschi negli ultimi tempi della Seconda Guerra Mondiale l’avevano davvero minato e solo l’intervento dei partigiani guidati da Marino Composta, con la collaborazione della popolazione di San Briccio, riuscì a sventare il pericolo bruciando nei campi attorno al forte gli esplosivi che vi erano custoditi.

 Dopo l’abbandono dei militari nel 1979, un’associazione di volontari guidati da Lino Pasetto l’avevano salvato dal degrado realizzandovi una serie di manifestazioni culturali ed anche un interessante museo della cultura contadina. Come ringraziamento, lo Stato aveva preteso dai volontari il pagamento dell’affitto dell’immobile costringendoli a desistere dal loro impegno, soprattutto quando il forte venne dichiarato inagibile.

 Oggi tutti si augurano che la consegna ufficiale delle chiavi al Comune di Lavagno possa segnare l’inizio di una storia ben diversa per questo importante patrimonio lavagnese.

Foto di: Luigina Micheletto