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Visita al Forte il 02-10-2014

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di Elena Moscardo

Giovedì 3 Ottobre 2014 hanno ufficialmente preso l’avvio le attività sui  pipistrelli (chirotteri) che hanno trovato casa al Forte di San Briccio, coordinate dai due volontari dell’Associazione  la Dr.ssa Elena Moscardo e il Sig. Raffaele Favatà, incaricati a questo scopo dalla Presidente Prof.Maria Grazia Belli. Dopo il primo sopralluogo effettuato lo scorso Luglio dal Dr. Leonardo Latella, Conservatore della Sezione Zoologia del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, la Dr.ssa Elena Moscardo e il Sig. Raffaele Favatà hanno invitato la Dr.ssa Carlotta Fassina e il Dr. Giulio Piras esperti chirotterologi del GIRC (Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri) e della LIPU di Padova, per compiere insieme una serie di rilevamenti con metodi ottici (fotografie) e acustici (registrazioni di segnali sonori ad ultrasuoni con bat-detector) sui pipistrelli presenti. Questa prima visita, che si è svolta in un clima di grande collaborazione, rappresenta la prima tappa di un dettagliato programma di monitoraggio di questi preziosi animali proposto e preparato dalla Dr.ssa Elena Moscardo. Altre attività, infatti, in questo ambito si svolgeranno nei prossimi mesi, sempre però con l’accortezza di raccogliere dati scientifici utili senza disturbare eccessivamente questi animali amici della notte, che proprio in questo periodo si stanno preparando al loro letargo invernale.

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Il Gruppo di lavoro da sinistra: dott. Giulio Piras, Raffaele Favatà, dott.sa Elena Moscardo, dott.sa Carlotta Fassina, davanti all’entrata del Forte – foto di Giulio Piras.

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Evidente importanza regionale e nazionale dei chirotteri del Forte

di Raffaele Favatà

A completamento dell’argomento riguardante la visita ai chirotteri del Forte, segue una relazione dettagliata, descrivendo la situazione attuale di questi mammiferi alati presenti nel Forte di San Briccio e rilevata dai ricercatori intervenuti. I chirotterologi lieti dell’invito, sono arrivati presso il Forte con la strumentazione e attrezzatura necessaria per effettuare la ricerca, la quale si è protratta per circa quatto ore, ispezionando minuziosamente tutti i locali del Forte. Già durante l’ispezione individuavano la presenza di varie specie con la registrazione degli ultrasuoni tramite l’uso di Bat-Detector, fotografando con ottiche appropriate gli individui aggrappati alle volte di alcuni locali, per poterne individuare la specie di appartenenza.

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Prossimo l’inizio della fase di letargo, Ferro di Cavallo Maggiore (Rhinolophus Ferrumequinum) – foto di Giulio Piras.

Alla fine della visita erano stati rilevati molti dati, a primo avviso i risultati sembravano superare di molto le mie aspettative e della dott.sa Elena Moscardo che, pur prevedendone l’importanza non immaginavamo fossero di così rilevanza, sia regionale che addirittura nazionale.

 

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Aggrappati alla volta del locale ci osservano con curiosità, Ferro di Cavallo Maggiore (Rhinolophus Ferrumequinum) – foto di Giulio Piras.

La conferma di tale importanza ci viene comunicata dopo attenta valutazione e controllo dei dati raccolti con la loro strumentazione dalla dott.sa Carlotta Fassina e dott. Giulio Piras, da loro relazione: Dal punto di vista della rilevanza, abbiamo 5 specie tutte in allegato II della direttiva Habitat, di cui Rhinofolo maggiore probabilmente una delle maggiori colonie del veneto e d’Italia, e per miniottero probabilmente l’unica colonia in un edificio (Le altre sono tutte in grotta, in Europa invece qualche esperienza probabilmente c’è). Naturalmente serviranno approfondimenti sulla fenologia. Insomma, direi proprio che come sito chirottero logico siamo in primissima classe.

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Altra specie presente il Ferro di Cavallo Minore (Rhinolophus Hipposideros) – foto di Giulio Piras.

Questa è la conclusione finale dopo le varie verifiche dei due ricercatori. Ci saranno nei prossimi mesi altre ricerche, per affinare i dati rilevati e completare così la conoscenza del sito, come:

  • Mappatura dei locali registrandone su di essa i loro spostamenti.
  • Rilevamento della numerazione esistente dei locali e il loro inserimento sulla mappa del Forte, questo per agevolare lo scambio di informazioni con i ricercatori.
  • Rilevare in che periodo dell’anno avviene la loro migrazione nei vari locali.
  • Temperatura e umidità presente durante tali spostamenti, questi dati sono indispensabili per capire la loro diversificazione fra le specie e loro preferenze ambientali, e per poterli prevenire, evitando così di disturbarli durante i lavori di ripristino del Forte da parte dei volontari.

Tutto questo supportati dalla cortese e gentile collaborazione della dott.sa Carlotta Fassina e Giulio Piras, anche se molto è da fare nei prossimi mesi, con la dott.sa Elena Moscardo cercheremo con il massimo impegno di portare a termine l’incarico datoci dal presidente dell’Associazione All’ombra del Forte prof.sa Maria Grazia Belli, seguendo il programma redatto dalla dott.sa Elena Moscardo.

 

                                             Raffaele Favatà

I Pipistrelli del Forte di San Briccio, il 12/09/2014

dott.sa Elena Moscardo

Fin dai primi sopralluoghi effettuati dai volontari dell’Associazione All’Ombra del Forte è stata notata nell’edificio del Forte di San Briccio, Lavagno in provincia di Verona, la presenza di Pipistrelli. Da Luglio 2014 è in corso un’attività di monitoraggio volta alla determinazione delle specie presenti nel Forte, all’identificazione delle eventuali stanze/aree di nidificazione e di svernamento e una volta individuati tali siti si potrà valutare l’opportunità di intraprendere forme di tutela mirate. Questa importante attività naturalistica, fortemente voluta e sostenuta dalla Presidente dell’Associazione All’Ombra del Forte la Prof.ssa Maria Grazia Belli, è seguita dalla biologa Dr.ssa Elena Moscardo e dal signor Raffaele Favatà, entrambi volontari dell’Associazione, in collaborazione con il Dr. Leonardo Latella curatore della Sezione Zoologia del Museo Civico di Storia Naturale di Verona (Articolo del 27.07.2014 sul giornale L’ARENA http://www.larena.it/stories/376_est_veronese/808566_a_forte_san_briccio_una_batcaverna_piena_di_pipistrelli/?refresh_ce#).

Ma per conoscere un po’ meglio questo animale della notte, capirne la “bellezza” ed imparare ad amarlo è importante sapere alcune basilari informazioni su di lui e il suo comportamento.

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I Chirotteri, Mammiferi alati comunemente noti come Pipistrelli, sono animali estremamente specializzati, per la capacità di volare muovendosi nella più completa oscurità, grazie ad un sistema di ecolocazione ad ultrasuoni, e di sopravvivere in uno stato di letargo nei mesi invernali quando la temperatura è rigida e scarseggiano le prede. I pipistrelli hanno due necessità primarie: la prima è la disponibilità di rifugi (roost) adeguati per il riposo diurno, la riproduzione e l’ibernazione invernale; la seconda e la presenza di aree di foraggiamento abbondanti di insetti di cui si nutrono. Entrambe queste necessità hanno reso i Pipistrelli tra i gruppi animali più minacciati dagli errori dell’uomo. In primo luogo, essi sono estremamente sensibili ai cambiamenti sia climatici che ambientali e quindi, in conseguenza delle profonde modificazioni antropiche (e.g., agricoltura intensiva, ristrutturazione di edifici abbandonati, frammentazione degli habitat, alterazione o chiusura di grotte naturali, di cave di miniere abbandonate, riduzione delle aree forestali, bonifica delle zone umide, riduzione delle ‘formazioni lineari’ di vegetazione, siepi lungo corsi d’acqua e campi coltivati, ecc.) e naturali (e.g., variazioni climatiche e della copertura-distribuzione vegetale) dell’ambiente, hanno subito un forte declino in numerosità in ogni parte del mondo. Inoltre, la mancanza di cultura e le conseguenti false credenze li hanno dipinti per secoli come demoniaci vampiri, legati all’oscurità e al maligno, generando nella gente diffidenza e rifiuto, fino ad arrivare ad attività volontarie atte a perseguitarli e allontanarli dai loro rifugi, con gravi danni per gli ecosistemi in cui vivevano. Oggi in Italia i Pipistrelli costituiscono quasi un terzo delle specie di Mammiferi della nostra fauna, ma sono anche l’ordine rappresentato dal maggior numero di specie minacciate di riduzione drastica sia in varietà che in numero di esemplari per specie

I Pipistrelli sono un gruppo di Mammiferi molto evoluti, gli unici in grado di volare, grazie ad una mano che l’evoluzione ha modellato a formare un’ala perfetta. Proprio per questo motivo essi vengono chiamati, con il loro nome scientifico di Chirotteri, una parola derivata dal greco che significa “mano alata”. Un’altra caratteristica unica dei pipistrelli è quella di predatori notturni: essi sanno cacciare mentre si spostano in volo durante la notte, grazie ad un sofisticatissimo sistema di ultrasuoni. Nel buio essi si orientano usando la percezione dell’eco dei suoni molto acuti (ultrasuoni) che essi stessi emettono: le onde sonore urtano contro gli ostacoli o le prede posti sulla loro traiettoria e ritornano sotto forma di eco, l’eco viene catturato dai loro grandi padiglioni auricolari e elaborato dal cervello, che è in grado di ricostruire una minuziosa immagine tridimensionale dell’ambiente. Quindi, niente paura! Quella che i pipistrelli vadano a sbattere contro cose o persone o addirittura possano ingarbugliarsi nei capelli, è solo una vecchia leggenda, che non ha mai trovato alcun riscontro scientifico: i pipistrelli sono macchine volanti estremamente sofisticate ed efficienti, con una probabilità d’errore pari quasi allo zero. Questi animali sono, inoltre, estremamente socievoli tra loro anche tra individui appartenenti a specie differenti. Essi dormono a migliaia nello stesso ambiente (grotta o altro luogo adatto), per scaldarsi e proteggersi a vicenda, e collaborano nella ricerca del cibo di notte grazie ad un complesso sistema di comunicazione ancora in gran parte sconosciuto. Allevano i piccoli aggrappati all’addome materno, da dove essi possono succhiare direttamente il latte dalle mammelle e le femmine tornano sempre a riprodursi nel luogo dove esse stesse sono nate.

A causa della progressiva riduzione dei loro rifugi naturali (grotte, fenditure delle pareti rocciose e cavità arboree) non è rara la presenza di Pipistrelli nelle costruzioni dell’uomo (edifici, ponti, viadotti, tunnel, pali della luce, antichi acquedotti, necropoli, ecc.). I rifugi artificiali analoghi agli ambienti di grotta, caratterizzati da volumi cospicui, non disturbati, con soffitti adatti all’appiglio (di legno, pietra o mattone, non intonacati o con intonaco ruvido), bui, con temperatura e tasso di umidità idonei e assenza di correnti d’aria sono però estremamente rari. Le specie che frequentano questo tipo di rifugi dimostrano spesso, nei loro confronti, un’estrema fedeltà, tornando a utilizzarli regolarmente, nello stesso periodo, ogni anno. Per tale ragione la distruzione/alterazione di un sito di rifugio può avere esiti estremamente negativi: per anni i pipistrelli (che sono longevi, per alcune specie è dimostrato il superamento dei 40 anni di vita) possono cercare ostinatamente di ritornare al sito scomparso o reso inutilizzabile e non trovare un valido sito di rifugio alternativo, andando incontro a decremento demografico e, nell’ipotesi peggiore, all’estinzione locale.

Finalmente riconosciuto il valore dei Pipistrelli per l’insostituibile ruolo di principali predatori notturni degli insetti, capaci di evitare l’aumento incontrollato delle popolazioni di alcuni di essi e l’importanza strategica per la conservazione della biodiversità, oggi numerose leggi nazionali ed europee prevedono la salvaguardia di tutte le specie di Pipistrelli e puniscono ogni atto volto a minacciarne la sopravvivenza.

Nel Forte di San Briccio alcune stanze (in particolare quelle della zona posta a nord-ovest) sono state scelte dai Pipistrelli (finora accertata la presenza delle specie Vespertillo Maggiore, Myotis Myotis e Rinolofo Maggiore o Ferro di cavallo maggiore, Rhinolophus Ferrumequinum) come rifugio alternativo agli ambienti naturali di grotta (purtroppo sempre più rari sul territorio per la forte antropizzazione) e pertanto la loro salvaguardia, proteggendo i luoghi da loro scelti come ‘casa’, è divenuta uno scopo essenziale oltre che doveroso dell’Associazione all’Ombra del Forte.

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                                                                                                    Dr.ssa Elena Moscardo

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