Studio

10x30

Verona

distanziale15x15

le sue fortificazioni, e Forte San Briccio

distanziale15x15

di Nicola Dal Zovo.

La città di Verona, fondata dai romani, per la sua ottimale posizione geografica, ha sempre avuto nel tempo un importante ruolo militare, situata al centro del nord Italia, vicina alle principali vie d’ accesso al nord Europa, ha assunto negli anni una strategica funzione di controllo sulla pianura padana e sui collegamenti Alpini. In epoca asburgica (1814-1866) è la principale piazzaforte del famoso quadrilatero assieme a Peschiera, Mantova e Legnago, per proteggere la città vennero rinforzate le mura perimetrali urbane e realizzati dei forti sul perimetro del centro abitato costituendo un “campo trincerato”.

forte_san_marco

Il portone di accesso di Forte San Marco.

Verona in quel periodo era il cardine difensivo del regno Lombardo-Veneto. La città ne trae anche dei vantaggi economici, si insediano caserme, stabilimenti, polveriere, per garantire i materiali ed i servizi necessari al mantenimento di una guarnigione di circa 13.000 uomini, 1600 quadrupedi, e più di 500 bocche da fuoco. Era inoltre il centro logistico dell’armata del quadrilatero, che raggiunse un picco di 110.000 soldati nella guerra del 1859. Nell’ottobre del 1866, con la conclusione della terza guerra d’indipendenza, Verona ed il Veneto si uniscono al Regno d’Italia. Il confine con l’Austria si trova proprio sull’attuale linea immaginaria che separa il Veneto dal Trentino, Verona era quindi al limite del confine del nuovo regno. In caso di un nuovo conflitto, l’ Austria si troverà avvantaggiata dalla morfologia del territorio, le numerose valli delle Alpi infatti, convergono tutte verso la pianura padana, rendendo facile un eventuale attacco da nord verso sud.

forte_di_rivoli

Entrata al Forte di Rivoli.

La difesa italiana, per scongiurare questa eventualità, dovette prevedere la chiusura delle principali vie di comunicazione con un sistema di forti di sbarramento, in modo da agevolare il movimento delle truppe nella pianura padana. Il territorio veronese fece parte del piano difensivo studiato per tutto il confine orientale. Venne data priorità alla difesa della Valsugana, la strada delle Fugazze e la Val d’Adige, infatti, nel caso di una invasione austriaca, queste vie di comunicazione sarebbero diventate la prima linea di difesa, mentre il famoso quadrilatero, Verona, Peschiera, Mantova e Legnago, sarebbe stato la seconda linea. Le nuove tecnologie militari, con la sempre più elevata capacità distruttiva dell’artiglieria, costrinsero ad abbandonare le vecchie ed obsolete fortezze asburgiche già presenti sul territorio. Solo lo sbarramento di Rivoli sulla val d’Adige, viste le sue caratteristiche tecniche, venne riaggiornato invertendo anche il fronte delle artiglierie. Il genio militare italiano per potenziare la difesa, costruì i forti di S.Marco(1883), Masua (1880-85), San Briccio(1885) e la batteria Monticelli(1888).

[Group-1]-DSCF6834_DSCF6839-6-images

Sulla sommità del piccolo colle roccioso a controllare la val d’Adige, il Forte di Rivoli.

Parallelamente, anche gli austriaci misero in atto un nuovo grande sistema difensivo, con la costruzione di fortificazioni moderne ed efficienti, tra cui il campo trincerato di Trento, ed i forti di Riva e Mori. Il nostro forte di San Briccio, viene costruito in una posizione strategica, fra le valli di Marcellise e Mezzane, sopra un antico castelliere preistorico. E’ l’opera più avanzata verso est, le sue artiglierie si incrociano con quelle del forte di Castelletto e quelle della batteria Monticelli. E’ una delle più interessanti opere realizzate dal genio militare italiano, di forma trapezoidale, è costruito in pietra e laterizio con grosse masse coprenti in terriccio per proteggerlo dalle granate nemiche. E’ circondato da un profondo fossato con unico accesso tramite un ponte levatoio, sono presenti due Caponiere agli angoli e sul fronte di gola, un tamburo a due piani a difesa dell’ingresso.

forte_ceraino

Portone di accesso a Forte Ceraino (visto dall’interno).

I locali interni, erano adibiti a ricoveri per la truppa, magazzini per materiali, e laboratori per il munizionamento, infermerie, uffici, luoghi di guardia, prigioni e magazzini per i materiali di artiglieria. Più all’interno al piano terra la cucina ed i relativi ripostigli, al piano superiore gli alloggi del comandante e degli ufficiali. L’elemento più alto del forte protegge con il suo notevole spessore di terra, il grande magazzino da polvere di rifornimento ed altri locali. Il sistema di collegamento fra i vari locali e parti del forte è garantito da un corridoio passante su tutto il perimetro del forte, con la presenza di scale elicoidali per l’ accesso ai piani superiori. Sono presenti inoltre due grandi scale rettilinee in pietra con corsie per il traino dei cannoni, una esterna sulla piazza d’armi ed una coperta all’interno del forte.

forte_sanbriccio

Forte San Briccio – Ponte levatoio sul grande fossato che lo circonda.

Il manufatto era stato concepito per contenere una guarnigione di 400 uomini di presidio e 920 per il pattugliamento, come dotazione bellica era fornito con un armamento di 10 cannoni da149G, 4 obici da 149G, 4 cannoni da 87B, 4 mortai da 149 e con un munizionamento totale di 9600 proiettili. Purtroppo, solo pochi anni dopo la costruzione 1890/95, venne declassato a normale deposito. La limitata efficacia difensiva di questo tipo di forti corazzati, è stata dimostrata durante la prima guerra mondiale quando avvenne la cosidetta “guerra dei forti” sull’altopiano di Asiago, dove le fortezze Verena e Campolongo, vennero sventrate dalle granate di grosso calibro Austriache da 280-305 che arrivarono anche 420 mm. I manufatti modello “Rocchi” erano stati progettati per sopportare le granate da 150 mm, l’arrivo dell’esplosivo ad alto potenziale segnò il loro destino, i nuovi proiettili perforanti con spoletta ritardata si rilevarono devastanti.

forte_san_briccio

Parte del frontale del Forte di San Briccio visto da SUD.

Sull‘altro lato del fronte, le fortificazioni austriache erano molto più resistenti ai grossi calibri, perché venne fatto largo uso di cemento armato di qualità per le coperture invece del puro calcestruzzo usato per quelle italiane. I nostri ingegneri militari commisero il clamoroso errore di non seguire la veloce corsa agli armamenti a livello europeo, continuando a costruire forti in montagna già vecchi e quindi inefficaci. I forti veronesi fortunatamente, non furono mai attaccati o bombardati direttamente dall’artiglieria nemica, perché troppo lontani dalla linea di guerra, Verona, per la prima volta, è lontana dalle grandi battaglie, anche se la guerra portò comunque in Lessinia e zona Baldo, il 5° corpo D’Armata che aveva dislocato 40 compagnie di fanteria e 11 di artiglieria con il seguente armamento:

4 cannoni da 149 mm G a Monte Castelletto,

4 cannoni da 87 mm a Casara Pedocchio,

4 cannoni da 149 mm A a cima Mezzogiorno,

4 cannoni da 148 mm G sul monte Tomba e 8 cannoni da 87 mm in bronzo a Podestaria.

10x30

10x30

Il nome sul frontale del Forte

torna dopo molti anni finalmente al suo posto

distanziale15x15

FORTE S. BRICCIO

10x30

di Raffaele Favatà.

Il suo nome lo abbiamo sentito molte volte e da molto tempo, ma non sappiamo chi lo ha tolto dal suo possente e maestoso frontale in pietra veronese. Molti anni sono trascorsi da quando furono tolte le lettere che lo indicavano con certezza e, cosa c’era veramente scritto su quel portale? Questa domanda me la posi quando entrai a far parte dell’associazione All’ombra del Forte, nella primavera del 2013, vedendo la possente entrata del Forte senza la sua insegna mi sembrò spoglia… mancava qualcosa di molto importante a mio avviso, non era completa senza il suo nome. La prima cosa che mi venne in mente ricordo fu “Come se un uomo va ad un ricevimento in frack senza le scarpe”, questo pensiero mi accompagnò per tutta l’estate.

forte_san_briccio

Entrata del Forte, in alto sul frontale, si vedono i fori dove alloggiavano i perni di fissaggio delle lettere che componevano il nome.

Incominciai ad interessarmi della fine che avevano fatto le lettere che ne componevano il nome chiedendo qua e là, ma la ricerca fu vana, nessuno degli anziani interpellati si ricordava il nome con certezza…, vi era qualche altra lettera che indicava un nome diverso? Nessuno di loro e delle persone che contattai erano sicuri nell’indicarmi il nome, indecisi rispondevano “Ma… penso Forte San Briccio o Forte di San Briccio”, ma non ne avevano certezza, e tanto meno ricordavano il tipo di carattere che lo distingueva. Pertanto decisi di fare una ricerca più approfondita e incominciai a contattare tutti gli enti che avrebbero potuto aiutarmi a risolvere l’enigma… dovevo trovare a tutti i costi il nome preciso ed il tipo di carattere che lo formava nel lontano 1888, giorno della inaugurazione del Forte! Pertanto scrissi varie mail di richiesta informazioni con l’intestazione della Associazione All’ombra del Forte, tutte ai vari enti che avrebbero potuto avere informazioni al riguardo, ma senza esito… nessuno aveva notizie o scritti in merito al tipo di carattere (font) utilizzato e, tanto meno se ci fosse in realtà scritto “Forte di San Briccio” o ” Forte San Briccio” oppure “Forte S. Briccio”, anche se sulle carte del Genio Militare era evidente la terza soluzione, ma in pratica non esistevano foto del frontale con visibile l’insegna per esserne certi.

forte_san_briccio

Particolare di una parte della foratura, quella di FORTE S.

Mi recai anche presso la Caserma Duca di Montorio e, anche se accolto con molto interesse, non avevano purtroppo nessun documento nel loro archivio che riguardasse il nostro Forte, scrissi anche al Genio Militare di Padova, ma… senza risposta. Inoltrai una richiesta di informazioni anche all’Associazione Nazionale Ufficiali in Congedo di Montorio, senza alcun esito. Speravo che almeno loro essendo una Associazione Nazionale, pertanto presente in tutte le regioni, ed essendo la maggioranza degli effettivi dislocati nel Forte appartenenti a varie regioni italiane (maggioranza meridionali) qualche milite di leva speravo avesse a suo tempo scattato qualche foto del Forte insieme ai propri commilitoni… per ricordo, ma non ebbi fortuna. L’interesse molte volte è solo nostro, gli altri non sono minimamente toccati dai nostri sentimenti, se non esiste un guadagno purtroppo è molto difficile smuovere l’interesse altrui. Così scelsi di percorrere un’altra strada a me più consona… non aver bisogno degli altri, fare una ricerca inversa… non partire dalla costruzione del Forte o da chi ha vissuto al suo interno, ma partire dalla fine… da ieri l’altro! Presi macchina fotografica e con tanta determinazione scattai 12 foto del frontale del Forte, solo la parte dove erano state installate le lettere che componevano il nome del Forte, con un programma di sovrapposizione e di montaggio fotografico unii e sovrapposi le varie immagini ottenendo una sola immagini ad altissima risoluzione della foratura sulla pietra veronese del frontale del Forte, fori ancora presenti e chiaramente visibili, fori che a suo tempo alloggiavano i perni posteriori delle varie lettere che componevano il vero nome del Forte.

forte_san_briccio

Particolare della esecuzione della primitiva foratura a scalpello, si vede chiaramente la forma quadrata dei fori.

Tali forature non erano state eseguite con trapano, perché a quel tempo non c’era ancora il trapano elettrico ma a manovella, pertanto non conveniente per eseguire tutti i fori necessari per il fissaggio delle lettere, furono eseguiti pertanto a scalpello che, per i lavoratori dell’epoca non era certo un problema. Pertanto i fori sono di sezione quadrata non tonda, di lato 15×15 mm. circa con una profondità di circa 30 mm.. A questo punto avevo una foto panoramica di tutta la foratura in alta risoluzione, potevo ingrandirla a piacere per poterne controllare i particolari.

forte_san_briccio

Particolare del sistema di fissaggio, usando un impasto di vario genere, anche colle, tipo farine vegetali mescolate a polvere di marmo, che indurendosi bloccava il perno della lettera. Si vede chiaramente che indurendosi l’impasto si staccava leggermente da vari punti delle pareti del foro, ma dava comunque un’ottima presa.

Dovevo però adesso trovare il tipo di carattere scelto nel 1882, pertanto dovevo sovrapporre le lettere ad una ad una sulle forature cercando le lettere di quel carattere che mi coprissero tutti i fori che componevano il nome del Forte, e questo lavoro lo dovevo fare sul mio iMac (Computer Apple Macintosh). Dopo molti giorni di lavoro (Non costantemente chiaro) e, dopo aver provato oltre 560 caratteri… finalmente l’unico che dava il risultato quasi perfetto al 95%, risultava il ROMAN. Ho dovuto provare tutti i caratteri che possiedo perché dovevo essere sicuro che fosse giusto o più probabile, la certezza assoluta la potrebbero dare solo le lettere originali tolte a suo tempo dal frontale del Forte, ma questo non è possibile. In quegli anni i caratteri venivano poi costruiti a mano, con fusione a conchiglia aperta a terra e, i mastri fabbri pur conoscendo i vari tipi di carattere in uso, i loro stampi non erano mai uguali, perché non prodotti con un sistema in serie, tutto era eseguito con metodi artigianali pertanto leggermente differenti fra loro.

forte_san_briccio

Fotografia della foratura ed esecuzione della tracciatura di riferimento della posizione occupata dalle precedenti lettere, questo per avere i punti di riferimento della posizione precedentemente occupata dalle lettere dopo la chiusura dei vecchi fori.

A conclusione, sovrapponendo le varie lettere sui fori presenti sull’immagine a computer, risultava esattamente il nome di “FORTE S. BRICCIO” con esse puntata. Non era finita però la mia ricerca, dovevo avere delle prove che quel tipo di carattere fosse in uso nel 1882 anno della presentazione del progetto del Forte. Il risultato fu confortante… il carattere era in uso da moltissimi decenni prima del Forte. Trovato il tipo di carattere, la sua grandezza e, il nome reale che vi era scritto, dovevo trovare chi fosse in grado di costruirlo o che avesse un carattere di quelle dimensioni e, di quel tipo nella sua produzione, cioè in bronzo fuso in conchiglia. La ricerca per mia fortuna si fermò presto, presso la ditta Biondan di Montorio, specializzati in fusioni in bronzo e produttori di materiale funerario stampato o in fusione. Interpellati e sensibilizzati ad appoggiare la causa della rinascita del Forte, mi confermano la fornitura delle lettere in fusione in bronzo, al costo del puro metallo.

forte_san_briccio

Chiudere i fori esistenti che fissavano le vecchie lettere è indispensabile data la loro dimensione 15×15 mm. e, le lettere in fusione di bronzo attuali hanno fori con perni in posizione diversa e di dimensioni meno invasive, con un diametro di appena 5 mm., pertanto con piccoli fori si riesce ad avere un fissaggio perfetto.

forte_san_briccio

Creazione del materiale occorrente per la chiusura dei vecchi fori tramite frantumazione e polverizzazione della pietra rosso veronese, aggiungendo una piccola percentuale di cemento bianco, per preparare l’impasto per la loro chiusura.

forte_san_briccio

***

Pur essendo la spesa da sostenere di un terzo del valore reale delle lettere in bronzo, per noi dell’Associazione All’ombra del Forte la somma era ancora grande… e pertanto il presidente dell’associazione, prof. Maria Grazia Belli venuta a conoscenza del risultato ottenuto mi consiglia di scrivere al direttore della Cassa Rurale di Vestenanova, alla attenzione del direttore della sede di Lavagno, il quale si dimostra disponibile ad un nostro incontro per avere ulteriori informazioni, sulla ragione, della nostra richiesta del loro eventuale finanziamento. Dopo l’incontro acconsente a finanziarci la restante cifra per l’acquisto delle lettere per il Forte.

forte_san_briccio

Chiusura dei vecchi fori con il materiale tratto dalla pietra veronese con minima percentuale di cemento bianco.

Fu presentata pertanto la domanda alla Soprintendenza dal Comune di Lavagno, nella persona dall’Assessore Alessandra Sponda, allegando la documentazione attestante la ricerca effettuata, corredata dalle foto dimostrative, della validità della sovrapposizione sull’immagine dei fori esistenti sul fronte del Forte delle lettere di quel carattere ritrovato. Avendo ricevuto tale domanda esito positivo da parte degli organi preposti, l’istallazione avverrà approssimativamente in data 15-04-2016/20-04-2016. In questi giorni è stata eseguita la chiusura dei vecchi fori con materiale dello stesso tipo, (polvere di pietra rosso veronese), ricavata frantumando dei pezzi di pietra dello stesso tipo di quella del Forte, per avere lo stesso colore e resistenza meccanica, aggiungendo una piccola percentuale di cemento bianco per dargli la dovuta resistenza.

forte_san_briccio

Usando un impasto dello stesso materiale che compone il fronte del Forte per chiudere i vecchi fori, si ottiene un’ottima corrispondenza sia nel colore che nella resistenza meccanica per il fissaggio delle nuove lettere.

Si proseguirà nei prossimi giorni ad eseguire la nuova foratura per il fissaggio delle nuove lettere, dopo averle installate e verificato che la scritta è perfettamente nella sua primitiva posizione saranno fissate definitivamente. La ricerca però continua, manca ancora un particolare piccolo, ma anche lui importante, sul lato destro del portone di accesso, manca il rosone del corpo di appartenenza della guarnigione che era dislocata nel Forte, nel lontano 1888, come si intravede nella foto sopra. Con certezza si trattava del corpo di artiglieria pesante da campo, rintracciare i suoi colori e, il materiale di cui era composto sarà indispensabile. Probabilmente rosone in bronzo in fusione a terra, di un diametro di 30 cm. circa con spessore 2,5 cm., rappresentate il corpo di appartenenza. La certezza arriverà alla fine della dovuta e necessaria ricerca. Quale gratificazione migliore, essere riuscito a ridarli il nome che gli apparteneva e gli appartiene, essere riuscito a ridargli il suo aspetto primitivo. Ringraziamo tutti quelli che con il loro interesse hanno contribuito alla riuscita della mia ricerca, ed alla sua realizzazione, ringrazio quelli che non hanno esitato a contribuire finanziariamente al sostegno della nostra iniziativa facendo sì che si potesse realizzare….

10x30

10x30

PROSPEZIONI GEORADAR

sul luogo della vecchia Pieve

e

ricerca dell’esistenza del passaggio segreto del Forte

distanziale15x15

di Raffaele Favatà.

Molto si è parlato ed ancora se ne parla, riguardo alla esistenza di un collegamento sotterraneo esistente o meno fra la Batteria Monticelli ed il Forte di San Briccio. Interpellato dal presidente dell’Associazione All’ombra del Forte prof.sa Maria Grazia Belli e dal sig. Renzo Zerbato sulla probabilità della sua esistenza, risposi sinceramente che ne dubitavo, conoscendo perfettamente il Forte in tutti i suoi più nascosti meandri, non avevo notato nessun passaggio, e tanto meno segni di eventuali passaggi chiusi anche in epoca remota… quando si chiude o si ripara un muro a mattoni, o intonacato o si tratti di un pavimento si notano sempre dei segni più o meno evidenti e, nel Forte non v’erano segni tali da poter far pensare ad un passaggio segreto chiuso in epoca remota o recente, salvo che non fosse stato chiuso quando fu costruito il Forte quindi di epoca antecedente al forte stesso. La distanza fra il Forte e la Batteria Monticelli è di 2.481m. circa, con un dislivello di 262 m. circa, impensabile una galleria così lunga con dislivelli lungo il percorso di oltre 50 m., avrebbe avuto un costo superiore al forte stesso.

batteria_monticelli_forte_san_briccio

Rilevamento satellitare della distanza fra Batteria Monticelli e il Forte di San Briccio, tratto che avrebbe dovuto percorrere una eventuale galleria di collegamento.

La mia risposta non li convinse anzi mi chiesero di interessarmi per fare delle ulteriori verifiche. Contattai varie ditte per noleggiare le attrezzature necessarie per effettuare una prospezione georadar, l’unico sistema per accertarci se sotto o intorno al Forte esistesse con certezza un passaggio segreto, ad altre ditte del settore chiesi di farmi un preventivo di fattibilità ed eventuale spesa che avremmo dovuto sostenere lasciando a loro il compito di eseguire la prospezione. Fra tutte le varie risposte, scelsi la RadarPoint. La ditta dimostrava apertamente sensibilità e comprensione alla nostra condizione di associazione di volontari e, pertanto si offriva ad effettuare la prospezione ad un costo simbolico, più le spese di carburante ed autostrada… risiedono a Torino. Fissato il giorno per effettuare la prospezione ed accettate le condizioni, con l’approvazione del presidente, fu estesa la prospezione anche alla vecchia Pieve, trovare le tracce della sua reale vecchia posizione rilevando qualche residuo di fondamenta.

sovrapposizione_mappa

Sovrapposizione in trasparenza della mappa cartografica del Genio Militare del Maggio 1884 sull’immagine satellitare del colle del Forte, facendo coincidere le tre strade sterrate di accesso alla vecchia Pieve, notare il diverso percorso della vecchia strada che passava per le “Cesette”.

Iniziamo le prospezioni in data 11-01-2016 alle ore 9,30 circa, prospezioni effettuate dalla titolare della ditta RadarPoint sig.ra Milena, nella zona situata a Nord-Ovest del Forte, dove ritenevo con discreta precisione fosse dislocata a suo tempo la vecchia Pieve. Per avere la quasi certezza della sua posizione con il minimo errore possibile, avevo registrato una immagine satellitare di tutta la collina del Forte, includendovi in essa le tre strade sterrate di accesso; avendo una mappa del Genio Militare dell’epoca che recava ben evidenti le tre strade sterrate e la posizione della vecchia Pieve, pensai di sovrapporla alla immagine satellitare attuale che avevo della collina tramite sovrapposizione a computer, ritenendo che dalla sovrapposizione avrei potuto rilevare l’esatta posizione dell’antica Chiesa, facendo coincidere perfettamente le tre strade sterrate che non facendo parte dell’area sottoposta alla costruzione del Forte all’epoca (1882 presentazione del progetto) erano rimaste nel tempo invariate.

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

Inizio della prospezione georadar da parte della titolare della RadarPoin di Torino.

Delineammo le zone previste con picchetti e nastro per semplificare la ricerca. La prospezione conferma la mia tesi, rilevando ad una profondità di circa 70-90 cm. resti di fondamenta della vecchia Chiesa di uno spessore di circa 80 cm. e una cavità di un diametro di circa 1 m. e profondo oltre 3 m. davanti al frontale della vecchia Chiesa, pozzo per l’acqua piovana? Nella parte posteriore della Chiesa si rileva una cavità di 1,60×1,80 m. circa per una profondità di 3 m. circa, si presume una cisterna di raccolta acqua piovana o fognatura della Chiesa.

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

I volontari seguono ed assistono la RadarPoint durante la prospezione.

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

***

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

Controllo dei dati registrati durante il primo passaggio lineare e verifica incrociata del percorso.

Oltre ad un paio di cavità sotterranee di dimensioni ragguardevoli ad una profondità di circa 3 m. sempre nell’area dove si rileva la presenza della Chiesa. Nella parte dove era dislocato il vecchio cimitero, sono state rilevate 4 cavità importanti di dimensioni dai 6×3 a 13×8-9 m. e una altezza variabile da 3 ai 10 m, cavità sotterranee impossibili da definire… vulcaniche, cedimenti strutturali, o opere dell’era romana o medioevale? 

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

Zona del rilevamento della cisterna o fognatura sul lato posteriore della Chiesa.

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

Prospezione dell’area occupata dalla vecchia Chiesa, il picchetto visibile nella foto indica l’inizio del tratto di fondamenta della parte anteriore della Chiesa in direzione del fossato.

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

***

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

L’Assessore Di Michele assiste alla prospezione.

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

Vari passaggi lineari ed incrociati.

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

Momento del rilevamento della cavità 1,60×1,80, potrebbe essere la cisterna di raccolta dell’acqua piovana o fognatura della Chiesa.

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

Prospezioni dove si ritiene fosse il cimitero, nel sottosuolo si rilevano 4 cavità di discrete e varie dimensioni, ma nessuna presenza di fondamenta.

Stabilita la posizione della vecchia Pieve, procediamo alla prospezione del famoso passaggio segreto calandoci nel vallone del Forte, procedendo dal ponte levatoio verso sud. In questo tratto di fossato sono state rilevate ben 5 cavità molto grandi, come le precedenti.

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

Si iniziano le prospezioni nel fossato per scoprire l’eventuale esistenza di un passaggio dal Forte oltre il fossato.

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

Anche nel fossato si eseguono passaggi lineari ed incrociati.

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

Prospezioni nel lato sud del fossato.

Percorrendo il tratto sud del fossato da Ovest verso Est fino alla Caponiera a Sd-Est, altri 4 cavità di varie dimensioni, ed una cavità che procede in diagonale dal muro esterno del fossato contro il muro del Forte all’angolo della Caponiera ad una profondità di 2 m. larga circa 3 m. con una altezza di circa 3-4 m. (Ci riserviamo di riprenderla dalla parte interna del Forte per verificare la sua direzione).

Percorrendo il tratto sud del fossato da Ovest verso Est fino alla Caponiera a Sd-Est, altri 4 cavità di varie dimensioni, ed una cavità che procede in diagonale dal muro esterno del fossato contro il muro del Forte all'angolo della Caponiera ad una profondità di 2 m. larga circa 3 m. con una altezza di circa 3-4 m. (Ci riserviamo di riprenderla dalla parte interna del Forte per verificare la sua direzione).

Prospezioni intorno alla Caponiera situata a Sud Est del Forte.

Procediamo intanto dalla Caponiera a Sud verso la Caponiera a Nord.Est percorrendo il fossato lato Est, e con sorpresa rileviamo altre tre cavità sotterranee di diverse dimensioni e a diverse profondità, ma di dimensioni ragguardevoli, la più ampia raggiunge i 15 m.. Purtroppo dobbiamo fermarci a metà percorso dell’intero perimetro del fossato, perché l’altra metà è ancora da ripulire dalla vegetazione e dagli alberi caduti di traverso sul fossato, pertanto zona pericolosa per chi dovesse addentrarsi.

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

Dalla Caponiera a Sud-Est percorrendo il fossato ad Est del Forte verso la Caponiera a Nord-Est.

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

***

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

Siamo arrivati al limite del fossato percorribile in sicurezza, oltre è pericoloso inoltrarsi, per probabile caduta tronchi marcescenti e rami dall’alto del fossato.

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

Riprendiamo la prospezione all’interno del Forte, nel locale che coincide con il rilevamento esterno, la prospezione indica una continuità della cavità anche sotto il locale del Forte, fermandosi quasi al centro del locale.

prospezione_radarpoint_forte_san_briccio

Immagine elaborata di una prospezione, si notano due anomalie nel terreno ad una profondità di 1,77 m. la seconda più in basso ad una profondità di 2,66 m. Quello che abbiamo definito cavità presenti nel sottosuolo, in realtà possiamo definirle anomalie, fin quando non ci sarà una verifica distruttiva, cioè effettuando degli scavi di prova.

A conclusione possiamo dire che sotto il Forte ci potrebbero essere molte sorprese che purtroppo non abbiamo svelato con certezza ma sappiamo che qualcosa c’è ed abbiamo trovato molto di più di quello per cui era iniziata la nostra ricerca. Un domani forse si riuscirà a sapere di cosa si tratta, a noi oggi la soddisfazione di aver trovato tante informazioni che faranno da base per eventuali future ricerche. Ormai si fa buio e la leggera pioggia che a piccoli tratti ci ha accompagnato non ci da tregua, la prospezione non avrebbe potuto aver luogo se il terreno non fosse stato ricco di roccia basaltica e, poi per fortuna era una pioggerella finissima ed a tratti, perché altrimenti le onde elettromagnetiche emesse dalla strumentazione, non avrebbero svolto la loro funzione correttamente con terreno morbido intriso d’acqua.

I volontari dell’Associazione All’ombra del Forte, che con il loro lavoro al freddo e sotto la pioggia per due giorni, hanno fatto si che le prospezioni si potessero realizzare in sicurezza nel luogo del vecchio cimitero, oltre la rete di recinzione del Forte, facendo pulizia del sottobosco e del filo spinato ancora presente in grande quantità nel folto della vegetazione, abbandonato da decenni, ed assistito la Georadar durante le prospezioni:

Dario Sartori, Rolando Negrini, Luigi Fortezza, Paolo Sandrini, Alberto Zenari, Giovanni Castagna, Sergio Danzi, Gianni Montanari, Sergio Sponda, Giovanni Turata, Raffaele Favatà, spero di non aver lasciato fuori qualcuno.

Come funziona un georadar: http://www.softwareparadiso.it/ambiente/archeologia_strumenti_georadar.html

10x40

10x40

La Wehrmacht al Forte

Spara un colpo di cannoncino da un auto blindato

contro il Forte

10x30

Wehrmacht_al_forte

di Raffaele Favatà.

Sto raccontando qualcosa che qualcuno di voi certo avrà già sentito, magari al bar… o in famiglia.

Nel lontano 1945, dopo la disfatta e lo sbandamento del nostro esercito con la firma dell’armistizio, molte fortificazioni militari e Caserme rimasero senza ordini, quindi anche Forte San Briccio subì questa sorte.

Mi fu raccontato nell’Aprile 2013 nei primi giorni del mio ingresso nella associazione di volontari, Associazione All’ombra del Forte, che un mattino fu avvistata dai sparuti militari di guardia al Forte rimasti, una “camionetta” tedesca venire su per la strada del Forte, ma arrivata al cancello di ingresso fece retromarcia e tornò da dove era venuta, in quel frangente però un incauto o eroico militare gli sparò contro un colpo di moschetto… senza peraltro colpire nessuno degli occupanti il mezzo tedesco. Certamente pensavano di aver risolto e sventato l’attacco al Forte dai tedeschi ormai in ritirata, ma si sbagliavano, perché da li a qualche ora, su per la strada sopraggiungeva un auto blindato, mezzo leggero corazzato tedesco adibito al trasporto truppa, il rumore del cingolato era sempre più forte e la preoccupazione nel Forte saliva man mano che il rumore si avvicinava.

autoblindo-tedesco

Auto blindato tedesco dell’epoca.

Il mezzo corazzato non si fermo al cancello, ma salì imperterrito verso il Forte, arrivato davanti al ponte levatoio si girò frontalmente mostrando il piccolo cannoncino e mitragliera in dotazione, pronto a far fuoco. Un ufficiale dal suo interno intimo ai militi di guardia del Forte di aprire il portone ed arrendersi… ma il milite che aveva sparato il colpo di moschetto e gli altri due o tre di guarnigione rimasti se n’erano già andati nel frattempo. Sapendo di essere stati da poche ore presi a fucilate e quindi qualcuno nel forte doveva esserci e non ricevendo da loro risposta aprirono il fuoco, sparando un colpo di cannoncino contro il portone d’ingresso che, dall’urto, si aprì lasciando libero accesso all’auto blindato tedesco che prese possesso del Forte, poi da li a pochi giorni lo lasciarono. Nei miei primi giorni di lavoro come volontario cercai la testimonianza del colpo di cannoncino sul portone, e mi fu indicato un foro ben visibile sul portone di accesso, foro che essendo quasi ad altezza d’uomo credevo servisse per dare la possibilità a chi fosse di guardia all’interno del Forte di vedere chi si presentava davanti all’ingresso sul ponte levatoio, uno spioncino insomma; mi fu assicurato che si trattava del colpo del blindato tedesco. Forse per mia natura, essendo naturalista e appassionato di avvenimenti storici… mi ripromisi di cercare dove il colpo del blindato fosse andato a finire una volta forato il portone, se il racconto era veritiero doveva pur esserci qualche segno contro la parete opposta al portone….

forte_san_briccio-2013

Situazione della volta d’accesso alla Piazza d’Armi nella primavera del 2013, in fondo la presunta parete destinataria del protettile tedesco.

La mia ricerca non portò alla soluzione che speravo, cioè trovare le sue tracce contro il muro posto a 60 metri circa situato in Piazza D’Armi in linea con il portone di ingresso, sul muro non v’era alcun segno…. A questo punto ho rinunciato, credendo che mi era stata raccontata una bella storiella e niente di più.

Durante i lavori di recupero del Maggio 2015, avevo come incarico quel mattino di rimettere in funzione le cerniere delle porte di accesso dei vari locali e numerosi cancelli con Rolando Negrini, dato che erano bloccati dalla ruggine ed era impossibile muovere. Oliando ed ingrassando procedevamo locale per locale a sistemare le porte ed i cancelli d’ingresso… giunti in Piazza d’Armi e arrivati al cancello situato in direzione del portone di accesso incominciamo ad oliare e spazzolare la ruggine dalle cerniere e sulla serratura del cancello comprese le aste con punta a lancia… ma ad un tratto mi appare una scena che mi fa tornare alla mente il colpo di cannoncino dell’auto blindato tedesco…

colpo_di_cannoncino_tedesco

Ben visibili oggi le conseguenze sul cancello del colpo del blindato tedesco.

Si… era proprio li che era andato a finire dopo aver forato il portone d’accesso, difatti il cancello mostrava chiari segni di una forza incredibile che gli aveva strappato parte di un’asta con punta a lancia superiore, e anche un pezzo di struttura ad arco del cancello era stata completamente strappata dal forte urto. Il metallo dato il suo spessore presenta chiari segni d’urto incredibili, per ottenere quel risultato doveva essere stato senza dubbio il colpo sparato dall’auto blindato tedesco… Ma allora dopo aver colpito e strappato particolari del cancello dove era finito?

forte_san_briccio

Segni delle conseguenze dovute alle parti di metallo del cancello proiettate contro i blocchi di pietra dal proiettile tedesco.

La parete in pietra interna a destra del cancello, mostra chiari segni dei danni conseguenti il colpo, per poi contro rimbalzare in fondo contro il soffitto a volta in mattoni del locale, per andare a fermarsi a mezza altezza sulla colonna del giro scale che porta alla barbetta della posizione 53 sulla mappa del Forte, frantumandone una buona parte della  superficie, segni chiaramente visibili oggi.

forte_sa_briccio

In fondo al locale di accesso alla barbetta sulla sua volta in mattoni è ben visibile il segno del proiettile, come visibile è sulla colonna centrale delle scale che portano in barbetta (luogo di posizionamento e rifornimento cannoni), manca una sua parte frontale conseguenza de colpo di cannoncino.

forte_san_briccio

Cancello oggi, in Piazza d’Armi situato in linea d’area al foro sul portone d’ingresso al Forte.

A conclusione, la storia che mi era stata raccontata seppur forse diversa dalla pura realtà dei fatti perché i veri testimoni oggi sono molto avanti con gli anni… e penso che qualcuno manca anche all’appello per poter confermare l’accaduto nei suoi minimi particolari, io l’ho descritto così come mi era stato trasmesso, ma il colpo c’è stato e quello è vero, e coincide in linea d’aria con il foro sul portone, l’unico colpo sparato contro il Forte dal 1883 fino ad oggi!

10x30

10x40

CONCLUSASI POSITIVAMENTE LA SERATA

delle

“RONDINI DELLA NOTTE”

10x30

di Raffaele Favatà.

Si sono appena concluse le serate internazionali dei chirotteri, con la nostra serata delle “RONDINI DELLA NOTTE” svoltasi nella sala civica di San Briccio… con esito positivo per la numerosa partecipazione. La manifestazione si svolge in trenta nazioni, pertanto di importanza internazionale, la serata dedicata ai chirotteri dall’associazione internazionale “EUROBATS”, ha come scopo la sensibilizzazione della popolazione all’argomento, il censimento, il controllo e la difesa dei chirotteri (Pipistrelli) nei vari paesi. 
La serata organizzata dall’Associazione All’ombra del Forte di cui faccio parte, si è svolta presso la sala civica di San Briccio. Dopo la proiezione di immagini e audio attinenti all’argomento trattato da parte degli esperti del G.I.R.C. e LIPU di Padova intervenuti per l’occasione, cioè i chirotteri (Pipistrelli) del Forte, descrivendone l’utilità per la comunità e loro protezione da parte della legislazione italiana ed europea . Siamo usciti alla fine delle proiezioni dirigendoci verso il Forte in una splendida e calda serata d’Agosto. Siamo arrivati fino alla sommità del colle, davanti al cancello di accesso al Forte, il panorama che si presentava era indescrivibile… Verona di notte! Più di qualche esemplare è stato catturato dal Bat Detector strumento per registrare gli ultrasuoni da loro emessi, di cui i due esperti ne erano muniti. Lo scopo dell’escursione notturna era di catturare qualche verso o richiamo dei pipistrelli presenti in caccia lungo le vie di San Briccio. L’interesse dimostrato dai partecipanti ci sprona a perfezionare la serata in avvenire, arricchendola di immagini e video con escursione presso l’interno del Forte… pertanto un ringraziamento a tutti i partecipanti e un arrivederci alla prossima edizione.

LOCANDINA

distanziale15x15

rondini_della_notte

10x30

 

10x30

UN’ALTRA FESTICCIOLA… al Forte

10x30

officinafotonica-2

Succede che, dopo il riuscito esperimento dello scorso mese, venerdì 28 agosto
si fa un’altra festicciola al Forte di San Briccio.
A partire dalle 21.30:
■ JAM! (session)
improvvisazione strumentale aperta
A seguire, fino a tardi:
■ FANATICS S.C. (da Brescia)
Djset: northen soul, early reggae, ska
■ KALAMINA SOUND SYSTEM
Djset: digital dub, roots
Baretto con cifre abbordabilissime. Tavolini, sedie, luci psichedeliche. Tutto a posto. Vieni a conoscere lo spazio, tornato alla vita dopo due anni di lavoro dei volontari.
Vieni a ballarci su.
————————–————————–———–
Entrata gratuita riservata ai tesserati dell’associazione All’Ombra del Forte.
La tessera è annuale, costa 5 euro e contribuisce a sostenere le spese per il recupero del Forte. Birretta fresca offerta a tutti i nuovi associati.
Il Forte di San Briccio si trova a Lavagno, a 15 minuti dalla città. Ti invitiamo a seguire le indicazioni per il parcheggio, a rispettare ambiente e vicinato.
Ti aspettiamo qui:
https://www.google.it/maps/place/Via+della+Liberazione,+1,+37030+San+Briccio+VR/@45.450787,11.121046,276m/data=!3m1!1e3!4m2!3m1!1s0x477f5b9c3d1d8f79:0x672797ac21f29514?hl=it

10x30

 

distanziale-30x30

Domenica 21 giugno incontro con l’Orienteering e visita al forte di San Briccio.

di Giuseppe Corra

distanziale-20x20

orientamento

distanziale-20x20

L’orienteering è sport in cui si devono raggiungere nel minor tempo possibile delle mete (chiamate lanterne dagli appassionati di questo sport) dislocate nel territorio del quale si possiede una carta topografica che permette di scegliere il proprio percorso. Per praticarlo occorrono buone gambe, ma anche colpo d’occhio per scegliere in fretta, leggendo ed interpretando la carta dei luoghi, il tragitto migliore per raggiungere tutte le lanterne. La manifestazione ha come titolo “Passeggiata orientistica alla scoperta del forte di San Briccio”. Si parte in massa alle ore 9.30 dalla Piazza del donatore, davanti alla baita degli Alpini di San Pietro di Lavagno. Il percorso di snoderà tra i sentieri collinari che portano al forte. La partecipazione è aperta a tutti e gratuita. Occorre, però, lo stesso iscriversi dalle ore 8.30 agli stands dell’associazione Oriente-Express Verona. E ciò sarà possibile fino all’esaurimento delle carte del percorso. La manifestazione è organizzata da Diego Milani. All’arrivo al forte, dove ci sarà anche un piccolo ristoro, sono previste due visite guidate (la prima alle 10.15, la seconda un’ora dopo) alla costruzione militare grazie alla disponibilità dei membri dell’associazione “All’ombra del forte” che gestisce il manufatto per conto del Comune e lo sta rendendo agibile e utilizzabile per la popolazione. Ulteriori informazioni sulla passeggiata orientistica si possono richiedere telefonando a Diego 3285627672 o visitando il sito Internet www.oriverona.it.

orientamento

distanziale-30x30

distanziale-30x30

Dopo le volontarie arrivano le api al Forte

distanziale-30x30

ape

di R@f

Oltre alle care caprette, le nostre volontarie di Forte di San Briccio, finalmente sono arrivate anche le Api. Mancavano nello splendido comprensorio militare, attualmente luogo naturalistico protetto. L’Apiario ha trovato il luogo adatto, le arnie sono state deposte sul lato sud del Forte, rivolte verso NORD, poste sulla postazione in Barbetta (dove venivano posizionati i cannoni) piccoli terrazzamenti. Luogo scelto attentamente dall’apicoltore nostro associato Alberto Zenari e proprietario delle 8 Arnie, il quale ci informa che ogni alveare può contenere dalle circa 20000 api in inverno alle 50000 api in estate. In questo periodo la fioritura primaverile delle varie specie vegetali presenti al Forte ormai è trascorsa, si dovranno alimentare con i vari fiori di prato estivi in continua fioritura. All’arrivo della prossima primavera al forte come fioritura prevalente, c’è la robinia, che fa parte della grande famiglia delle acacie, il tarassaco, il ciliegio, la malva, e i millefiori. Per classificare il tipo di miele che queste api produrranno si devono seguire le fioriture, dalla primavera in avanti.

api_al_forte

Arnie posizionate in Barbetta (Dove venivano posizionati i pezzi di artiglieria), luogo maggiormente protetto dai forti venti.

api_al_forte

Otto Arnie dai diversi colori perché possano riconoscere la propria arnia.

C’è la volontà di organizzare al Forte un percorso didattico per le scolaresche che lo visiteranno, che prevede anche dei laboratori in cui i ragazzi potranno vedere dal vivo il ciclo produttivo del miele, l’organizzazione perfetta delle api, attraverso una simulazione con una arnia in legno e vetro che per un giorno conterrà le api con la loro ape regina e fuchi.

distanziale-30x30

distanziale-30x30

Rilevamento del 25 Aprile 2015

distanziale-20x20

cisterna_del_forte

Panoramica della cisterna con il punto di discesa ed ispezione a destra, ed infondo a sinistra il muretto di sbarramento dell’invaso di decantazione e di tracimazione. Le immagini sono illuminate dallo scatto del flash, altrimenti è buio pesto… illuminato solo dal piccolo faro della torcia a casco. Tutto questo è sotto una parte della pavimentazione del forte.

distanziale-30x30

di Raffaele Favatà

Alla ricerca dell’invaso d’accumulo d’acqua piovana e rilievo delle sue dimensioni.

In data 25 Aprile con il collega dell’Associazione All’ombra del Forte ing. Luca Zenari abbiamo ispezionato la cisterna principale sotterranea del Forte, calandoci con una scala dall’unico foro di ispezione che abbiamo trovato di circa 60 cm. di diametro, la scala in alluminio ci restringeva lo spazio disponibile per la discesa essendo lo spessore del foro di ispezione di circa 2 m., spessore della pavimentazione soprastante la cisterna, quindi bisognava usare solo le braccia in quel tratto sia a scendere che a salire, perché non si riusciva a piegare le gambe per passare allo scalino successivo dato lo stretto spazio disponibile.
Le testimonianze della sua esistenza ci erano apparse dalla presenza di varie aperture per il deflusso dell’acqua piovana situate sulla pavimentazione lungo la Corte D’Armi Principale e il Portico alla Prova, ed altre sparse per il Forte.
Lungo questo percorso ci sono molte bocchette per il deflusso dell’acqua piovana, definirle bocchette è senza dubbio diminutivo, dato che trattasi di grossi blocchi di pietra veronese, con gli intagli di forma rettangolare per il deflusso.
Di questi manufatti di un peso approssimativo di 300-400 kg. e forse oltre, peso difficile da quantificare perché non ne è rilevabile lo spessore dei lastroni, di questi ve ne sono lungo il percorso tre di dimensioni diverse, altri in altri percorsi del Forte.
Oltre a quanto scritto vi è nel locale 117 un pozzo per l’estrazione di acqua destinata alla pulizia delle vettovaglie ed altri usi non alimentari, perché come immaginabile trattasi di acqua non potabile.
Oltre la Corte D’Armi Principale, all’inizio del portico 135, sulla sinistra si notano chiari segni di una precedente installazione di un modello di pompa a mano in ghisa, vecchio tipo a pistone con leva di pompaggio, pertanto un chiaro segno dell’esistenza nel sottosuolo di una cisterna di accumulo d’acqua piovana.
La conferma dell’esistenza della cisterna di accumulo sotterranea, viene data anche dalla presenza nel locale situato nel piano interrato n° 140, di tubazioni in ferro di diametro di elevate dimensioni e altra tubazione intercettata da saracinesca di dimensioni appropriate sempre nello stesso locale.
Data la elevata dimensione della su detta tubazione, e della saracinesca posta per il suo controllo, ci ha fatto supporre che la cisterna dovesse essere anch’essa di elevate dimensioni.
Pertanto intercettato un pozzo di ispezione lungo il corridoio n° 106, di circa 60 cm. di diametro, ci siamo calati al suo interno con scala e torce da casco, non immaginando cosa ci aspettava.
Scesi sul fondo di quello che presumevamo essere la trovata cisterna, abbiamo iniziato i dovuti rilievi, per stabilirne le dimensioni.
La pavimentazione perfettamente integra così anche le pareti anch’esse lisciate a cemento a vista, con la volta in mattoni come tutti i locali del Forte, lieve e irrilevante presenza d’acqua sulla pavimentazione.
Con la luce delle torce da casco ci siamo diretti in fondo alla parete destra che mostrava essere molto scura, di un nero profondo, con nostra sorpresa e quasi timore, alla luce delle torce si presentava ai nostri occhi un’immagine sorprendente… la cisterna non finiva dove immaginavamo appena scesi al suo interno, ma girava a destra e continuava per almeno altri 30 m..

L’immagine che si presentava ai nostri occhi alla luce delle torce incuteva timore… dall’angolo del primo tratto dove eravamo scesi, ad una distanza di circa 5m. si vedeva un muro di una altezza di circa 1,5 m. che univa le due pareti della cisterna fungendo da sbarramento, di spessore di circa 40 cm., la sua funzione deve essere di contenimento della prima vasca che funge da decantazione, di dimensioni pertanto enormi, il muretto ha anche la funzione di tracimazione verso la seconda e più piccola vasca dove noi siamo scesi, che anch’essa di discrete dimensioni presumiamo di 15 x 5 m. circa, mentre la prima stimiamo essere di 30 x 6 m. per una altezza al muro di tracimazione di 1,5 m.. Quello che ci ha sorpreso è che tutto è perfettamente funzionante, la prima vasca pertanto è piena d’acqua limpidissima, alla luce delle torce riflette la volta della cisterna costruita come tutto il resto del forte in mattoni rossi, e l’acqua è a livello del muro di tracimazione, infondo una parete con 5 fessure verticali di immissione.
Rileviamo il cunicolo che alimenta il pozzo del locale n° 117, cunicolo posto a mezza altezza del livello del muretto di tracimazione, del diametro di circa 60 cm. ad una distanza dal muretto di circa 50 cm., pertanto per metà pieno d’acqua. Nella seconda vasca, si immette la tubazione in ferro che avevamo rilevato nel locale n° 140, entrando esso nella cisterna dalla parte alta a circa 2,50 m. con rete di filtraggio alla sua estremità; presumiamo che la sua funzione fosse di sicurezza di livello o troppo pieno, facendo defluire l’acqua (non sappiamo ancora dove).
Nella parte bassa a livello della pavimentazione in linea con il tubo del troppo pieno, è presente un foro di scarico, che presumiamo (da verificare) sia intercettato dalla saracinesca rilevata anch’essa nel locale n° 140 situata appena sotto la tubazione di troppo pieno.
Sarà necessaria una ulteriore escursione nella cisterna con gli strumenti necessari per rilevarne le reali dimensioni, per poter redigere una mappa di tutte le bocche di alimentazione della cisterna stessa, e di tutti i vari pozzetti di ispezione presenti sulla superficie attualmente ancora sigillati come all’origine, i quali ci fanno pensare all’esistenza di altre cisterne adibite a decantazione dell’acqua piovana e, di asservimento alla cisterna principale n° 1.

Note integrative al racconto di Raffaele
ing. Luca Zenari
L’esplorazione della cisterna è stato a dir poco emozionante.
Da un primo approccio (misura con laser dal foro di troppo pieno) avevo stimato si trattasse di una vasca rettangolare lunga circa 16 metri, una volta scesi ci si è presentata una “stanza” sotterranea di 250 metri quadrati e una sorpresa dietro l’altra.
L’opera di ingegneria idraulica sotterranea è degna della grandezza della struttura che la sovrasta.
Il locale della cisterna è rappresentato da un unica stanza a forma di “L” con un lato corto di 15 metri e lato lungo di 35 metri circa (le misurazioni precise le faremo dei prossimi giorni ma dalla sovrapposizione con le geometrie dei locali del piano terra le misure sono quelle che ho scritto). La larghezza della stanza è di 5 metri nel lato corto e 6 metri nel lato lungo che corre sotto la corte d’armi principale. Il soffitto è a volta.
Il volume massimo dell’accumulo di acqua è quindi approssimativamente 500 metri cubi (500000 litri) !
Lo scarico di fondo della cisterna è attualmente aperto per cui non viene accumulata la massima quantità  di acqua.
A questo proposito il muretto che attualmente contiene l’acqua è a mio modo di vedere un livellatore per consentire anche nei periodi di secca (o di apertura dello scarico di fondo) un livello minimo nel pozzo delle cucine (locale 117 e pompa all’aperto nel portico 135), presupponendo una vasca di decantazione prima dell’immissione dai 5 fori che citava Raffaele (avremo modo di verificarlo con prossime indagini).
Gli scarichi di troppo pieno e di fondo sono presumibilmente, come ha giustamente indicato Raffaele, azionabili dalla stanza 107, sperando che tali valvole siano ancora utilizzabili.
Apro una doverosa parentesi: riguardo la numerazione delle stanze del forte, molto utile in fase di descrizione e pianificazione di interventi, Raffaele Favatà  ha seguito la ricognizione e controllo delle numerazioni scritte in ogni stanza del forte. Io e l’arch. Nedda Taioli abbiamo riportato tutto nelle piante digitali del forte. Questo strumento tecnico torna ora molto utile.
Provvederemo nei prossimi giorni ad un’ispezione degli altri pozzetti al fine di verificare la (probabile) presenza di altri accumuli e vasche di decantazione/filtraggio oltre che cercare eventuali vasche collegate al sistema di smaltimento dei liquami delle latrine.
Il lavoro di rilievo e indagine del sistema idrico è fondamentale nell’ottica di un prossimo recupero e utilizzo del forte in quanto la riserva di acqua piovana potrà  essere usata come vasca antincendio e come secondo sistema idrico non potabile per irrigazione, lavaggio, servizi igienici etc. al passo con le più attuali direttive in tema di sostenibilità  ambientale.
Ricordiamo infatti che l’approvvigionamento idrico del forte è complicato dalla maggiore quota dell’edificio rispetto all’acquedotto comunale, rendendo necessario un sistema di pompaggio per l’uso dell’acqua nella fortificazione con relativi costi e dispendio di energia.
Anche il sistema di smaltimento delle latrine è di particolare interesse per rendere la struttura pienamente autosufficiente e rispettosa dell’ambiente.
Una volta esplorati e rilevati i manufatti del sistema idrico sarà  nostra cura provvedere alla digitalizzazione e pubblicazione dei risultati.
luca zenari | ingegnere edile

distanziale-30x30

distanziale-30x30

Un DRONE al Forte di San Briccio

di Raffaele Favatà.

distanziale-20x20

Il 03-06-2015 presso il Forte di San Briccio abbiamo avuto come ospite, il Regista Documentarista Mauro Vittorio Quattrina, il quale dopo una visita del Forte accompagnato da Sergio Sponda,

drone_al_forte

procedeva alle riprese del documentario su Forte San Briccio, il quale documentario farà parte di una serie che riguarderà molti forti storici inseriti in un sito da lui dedicato, inizia riprendendo con le sue attrezzature leggere ma professionali, con molta attenzione le varie parti del Forte da lui ritenute interessanti.

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

Molto emozionante quando ha messo in funzione il “Drone”, prelevandolo da una valigia in PVC nera, un modello di dimensioni contenute ma efficientissimo, con una videocamera a bordo molto buona a giudicare dalla qualità video, che si poteva ammirare sul piccolo monitor situato sopra il pannello comandi e controllo, la messa a punto dei vari componenti elettronici, avveniva sotto un ombrello nero sostenuto dal prof. Giuseppe Corra, che oltre a dare sollievo nel lavoro all’operatore, serviva a far un po d’ombra per poter vedere meglio le immagini inviate dalla videocamera nella fase di messa a punto.

drone_al_forte

DSCF4558

DSCF4553

Deposto sul piazzale in cemento della piazza d’Armi, ha preso il volo in verticale stabilizzandosi ad una altezza di 15 metri circa ha iniziato un giro su se stesso di 360°, facendoci ammirare qualcosa di unico, per poi scendere ad altezza d’uomo ed infilasi nel Portico alla Prova 132 percorrendolo per tutta la sua lunghezza, ritornando al punto di partenza e girare con movimenti dolci verso l’entrata del Forte percorrendo il Portico 135 e 130, per trovarsi all’uscita sul ponte levatoio sempre ad altezza d’uomo.

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

drone_al_forte

Le emozioni non erano ancora finite perché in un attimo si dirigeva verso il fossato, oltrepassato il parapetto del ponte levatoio si calava lentamente nel fossato, restando a mezza altezza e percorrendolo tutto fino al punto dove i volontari hanno disboscato, procedere oltre era impossibile per la folta vegetazione ancora presente.

Come ultimo atto molto bello, tornato dal fossato si posiziona sul ponte levatoio a circa tre metri di altezza, e perfettamente immobile in quella posizione ha ripreso tutti i presenti che sbracciando salutavano il Drone.

Tutto questo è stato possibile grazie alla grande professionalità di Mauro Vittorio Quattrina e alla sua collaboratrice signora Patrizia sempre attenta ad organizzare e controllare tutto quello che accadeva intorno mentre il regista operava con il Drone.

L’unico rammarico è di non poter avere il video di ciò che riprendeva il Drone, e relative foto da lui fatte, per motivi tecnici e di tempo, ne verremo in possesso a Settembre e  tutto il materiale che ci daranno verrà inserito nel sito, possiamo in anticipo inserire due immagini gentilmente inviate al prof. Giuseppe Corra dal documentarista, dove si vede dall’alto la Piazza D’arme, e la parte del Forte rivolta a Nord verso San Briccio.

drone

Due foto riprese dal DRONE

drone

A conclusione del molto speciale pomeriggio, Sergio Sponda prima di congedarci invita tutti a rinfrescarci nella sala ufficiali 109E posta al primo piano del Forte, dove troviamo acqua minerale e, per l’occasione brindiamo con un’ottima bottiglia di bianco amabile, molto apprezzata che, chiude per i nostri ospiti amabilmente la giornata.

drone_al_forte

Nell’immagine a destra l’Architetto Fiorenzo Meneghello, esperto in Fortificazioni.

drone_al_forte

da sinistra ing. Luca Zenari e di spalle il documentarista Mario Vittorio Quattrina, in mezzo al gruppo la sua assistente con magliettina rossa sig.ra Patrizia

Per noi volontari non è ancora finita, dobbiamo calarci nella cisterna per rilevarne con la necessaria strumentazione le effettive dimensioni, nella precedente discesa avevamo approssimativamente stimato le sue dimensioni perché eravamo senza strumentazione, ma questa è un’altra storia che vi descriverò in un altro prossimo articolo.

distanziale-30x30

distanziale-20x20distanziale-30x30

di Raffaele Favatà.

Domenica 01-02-2015,

effettuato il censimento invernale dei chirotteri nel Forte

distanziale-20x20

Domenica 01-02-2015 alle ore 9,30 abbiamo iniziato il sopralluogo nel Forte di San Briccio. Sopralluogo per individuare per la prima volta nella storia del Forte, l’ubicazione invernale preferita dai Chirotteri (Pipistrelli). 
L’arrivo dei due esperti di Padova è stato accolto dalla presenza di Sergio Sponda e del presidente dell’Associazione All’ombra del Forte prof.sa Maria Grazia Belli, la quale ha calorosamente ringraziato i due dottori per il loro impegno e disponibilità nella collaborazione con l’Associazione All’ombra del Forte in questo delicato progetto naturalistico riguardante il Forte.
Purtroppo è venuta a mancare all’appuntamento per indisposizione fisica la nostra biologa dott.sa Elena Moscardo, a cui facciamo i migliori auguri di pronta guarigione.
La visita di controllo e rilevamento dati è stata effettuata in collaborazione con gli esperti chirotterologi del G.I.R.C. (Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri) e Lipu di Padova, i biologi dott. Giulio Piras e la dott.sa Carlotta Fassina, i quali con l’attrezzatura necessaria in questi particolari rilevamenti, hanno ispezionato in ogni più piccolo anfratto tutti i locali del Forte.
La visita si è resa necessaria per poter stabilire con dati certi, la presenza dei chirotteri anche nella stagione invernale nel Forte, e rilevarne le dimensioni come colonia invernale.

Rhinolophus ferrumequinum (Ferro di cavallo maggiore).

rhinolophus_ferrumequinum

I dati seppur non eccezionali come si è potuto precedentemente rilevare nella fase estiva della colonia durante l’allevamento della prole, sono sempre di importanza rilevante, trattandosi di presenza in ambiente artificiale e non in grotta.
Questi dati ci consentiranno di verificare i loro spostamenti futuri, con il variare delle condizioni climatiche stagionali, creando così una mappa completa con riferimenti dei locali da loro preferiti nelle varie stagioni dell’anno, inserendo le condizioni ambientali come umidità e temperatura invernali rilevate.
Attualmente nel sito sono in fase svernante pertanto in letargo, circa 30 individui di Rhinolophus ferrumequinum (Ferro di cavallo maggiore), e solo un esemplare di Rhinolophus hipposideros ( Ferro di cavallo minore) sparsi a piccoli gruppetti in vari locali, nessun Myotis myotis; questa specie molto difficile da individuare, perché in questa fase si intrufolano nelle più piccole fessure in profondità, e pertanto non sono rilevabili anche con il rilevatore di ultrasuoni, essendo in letargo.
La visita nel suo insieme è stata comunque positiva, aggiungendo i dati rilevati a quelli della scorsa estate e, quelli che acquisiremo nella prossima primavera, precisamente all’inizio di Aprile, l’insieme dei dati serviranno a completare il rilevamento nel corso di un anno solare, avendo così una mappa completa della situazione dei chirotteri del Forte di San Briccio.

L’interesse da parte dell’Associazione per questi piccoli esseri viventi, oltre ad essere diretto verso l’interesse naturalistico e di utilità di questi piccoli soggetti, è fortemente caratterizzata dall’attenzione che tutti dovremmo avere per il sol fatto che sono gli unici mammiferi sul pianeta Terra che, hanno sviluppato la capacità al volo e, durante il volo portano con se la giovane prole, allattandoli in volo, aggrappati al seno delle rispettive madri, fin quando giunge il momento e la maturità che possano essere lasciati nella colonia da loro scelta per continuare la loro crescita e svezzamento.
Pertanto meritano rispetto e l’attenzione di tutti noi.
Le negative credenze tramandateci negli anni passati, hanno danneggiato non poco questi piccoli utilissimi mammiferi, oggi qualcosa sta cambiando, la gente più informata sta prendendo coscienza della effettiva loro utilità.

distanziale-30x30

spazio-10x10

Visita al Forte il 02-10-2014

spazio-10x10

di Elena Moscardo

Giovedì 3 Ottobre 2014 hanno ufficialmente preso l’avvio le attività sui  pipistrelli (chirotteri) che hanno trovato casa al Forte di San Briccio, coordinate dai due volontari dell’Associazione  la Dr.ssa Elena Moscardo e il Sig. Raffaele Favatà, incaricati a questo scopo dalla Presidente Prof.Maria Grazia Belli. Dopo il primo sopralluogo effettuato lo scorso Luglio dal Dr. Leonardo Latella, Conservatore della Sezione Zoologia del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, la Dr.ssa Elena Moscardo e il Sig. Raffaele Favatà hanno invitato la Dr.ssa Carlotta Fassina e il Dr. Giulio Piras esperti chirotterologi del GIRC (Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri) e della LIPU di Padova, per compiere insieme una serie di rilevamenti con metodi ottici (fotografie) e acustici (registrazioni di segnali sonori ad ultrasuoni con bat-detector) sui pipistrelli presenti. Questa prima visita, che si è svolta in un clima di grande collaborazione, rappresenta la prima tappa di un dettagliato programma di monitoraggio di questi preziosi animali proposto e preparato dalla Dr.ssa Elena Moscardo. Altre attività, infatti, in questo ambito si svolgeranno nei prossimi mesi, sempre però con l’accortezza di raccogliere dati scientifici utili senza disturbare eccessivamente questi animali amici della notte, che proprio in questo periodo si stanno preparando al loro letargo invernale.

ForteBriccio8293

Il Gruppo di lavoro da sinistra: dott. Giulio Piras, Raffaele Favatà, dott.sa Elena Moscardo, dott.sa Carlotta Fassina, davanti all’entrata del Forte – foto di Giulio Piras.

spazio-10x10

Evidente importanza regionale e nazionale dei chirotteri del Forte

di Raffaele Favatà

A completamento dell’argomento riguardante la visita ai chirotteri del Forte, segue una relazione dettagliata, descrivendo la situazione attuale di questi mammiferi alati presenti nel Forte di San Briccio e rilevata dai ricercatori intervenuti. I chirotterologi lieti dell’invito, sono arrivati presso il Forte con la strumentazione e attrezzatura necessaria per effettuare la ricerca, la quale si è protratta per circa quatto ore, ispezionando minuziosamente tutti i locali del Forte. Già durante l’ispezione individuavano la presenza di varie specie con la registrazione degli ultrasuoni tramite l’uso di Bat-Detector, fotografando con ottiche appropriate gli individui aggrappati alle volte di alcuni locali, per poterne individuare la specie di appartenenza.

RhinolophusFerrumequinum8244

Prossimo l’inizio della fase di letargo, Ferro di Cavallo Maggiore (Rhinolophus Ferrumequinum) – foto di Giulio Piras.

Alla fine della visita erano stati rilevati molti dati, a primo avviso i risultati sembravano superare di molto le mie aspettative e della dott.sa Elena Moscardo che, pur prevedendone l’importanza non immaginavamo fossero di così rilevanza, sia regionale che addirittura nazionale.

 

lophusFerrumequinum8242

Aggrappati alla volta del locale ci osservano con curiosità, Ferro di Cavallo Maggiore (Rhinolophus Ferrumequinum) – foto di Giulio Piras.

La conferma di tale importanza ci viene comunicata dopo attenta valutazione e controllo dei dati raccolti con la loro strumentazione dalla dott.sa Carlotta Fassina e dott. Giulio Piras, da loro relazione: Dal punto di vista della rilevanza, abbiamo 5 specie tutte in allegato II della direttiva Habitat, di cui Rhinofolo maggiore probabilmente una delle maggiori colonie del veneto e d’Italia, e per miniottero probabilmente l’unica colonia in un edificio (Le altre sono tutte in grotta, in Europa invece qualche esperienza probabilmente c’è). Naturalmente serviranno approfondimenti sulla fenologia. Insomma, direi proprio che come sito chirottero logico siamo in primissima classe.

RhinolophusHipposideros8259

Altra specie presente il Ferro di Cavallo Minore (Rhinolophus Hipposideros) – foto di Giulio Piras.

Questa è la conclusione finale dopo le varie verifiche dei due ricercatori. Ci saranno nei prossimi mesi altre ricerche, per affinare i dati rilevati e completare così la conoscenza del sito, come:

  • Mappatura dei locali registrandone su di essa i loro spostamenti.
  • Rilevamento della numerazione esistente dei locali e il loro inserimento sulla mappa del Forte, questo per agevolare lo scambio di informazioni con i ricercatori.
  • Rilevare in che periodo dell’anno avviene la loro migrazione nei vari locali.
  • Temperatura e umidità presente durante tali spostamenti, questi dati sono indispensabili per capire la loro diversificazione fra le specie e loro preferenze ambientali, e per poterli prevenire, evitando così di disturbarli durante i lavori di ripristino del Forte da parte dei volontari.

Tutto questo supportati dalla cortese e gentile collaborazione della dott.sa Carlotta Fassina e Giulio Piras, anche se molto è da fare nei prossimi mesi, con la dott.sa Elena Moscardo cercheremo con il massimo impegno di portare a termine l’incarico datoci dal presidente dell’Associazione All’ombra del Forte prof.sa Maria Grazia Belli, seguendo il programma redatto dalla dott.sa Elena Moscardo.

 

                                             Raffaele Favatà

I Pipistrelli del Forte di San Briccio, il 12/09/2014

dott.sa Elena Moscardo

Fin dai primi sopralluoghi effettuati dai volontari dell’Associazione All’Ombra del Forte è stata notata nell’edificio del Forte di San Briccio, Lavagno in provincia di Verona, la presenza di Pipistrelli. Da Luglio 2014 è in corso un’attività di monitoraggio volta alla determinazione delle specie presenti nel Forte, all’identificazione delle eventuali stanze/aree di nidificazione e di svernamento e una volta individuati tali siti si potrà valutare l’opportunità di intraprendere forme di tutela mirate. Questa importante attività naturalistica, fortemente voluta e sostenuta dalla Presidente dell’Associazione All’Ombra del Forte la Prof.ssa Maria Grazia Belli, è seguita dalla biologa Dr.ssa Elena Moscardo e dal signor Raffaele Favatà, entrambi volontari dell’Associazione, in collaborazione con il Dr. Leonardo Latella curatore della Sezione Zoologia del Museo Civico di Storia Naturale di Verona (Articolo del 27.07.2014 sul giornale L’ARENA http://www.larena.it/stories/376_est_veronese/808566_a_forte_san_briccio_una_batcaverna_piena_di_pipistrelli/?refresh_ce#).

Ma per conoscere un po’ meglio questo animale della notte, capirne la “bellezza” ed imparare ad amarlo è importante sapere alcune basilari informazioni su di lui e il suo comportamento.

DSC3451-2

Vespertillo-smarginastus

I Chirotteri, Mammiferi alati comunemente noti come Pipistrelli, sono animali estremamente specializzati, per la capacità di volare muovendosi nella più completa oscurità, grazie ad un sistema di ecolocazione ad ultrasuoni, e di sopravvivere in uno stato di letargo nei mesi invernali quando la temperatura è rigida e scarseggiano le prede. I pipistrelli hanno due necessità primarie: la prima è la disponibilità di rifugi (roost) adeguati per il riposo diurno, la riproduzione e l’ibernazione invernale; la seconda e la presenza di aree di foraggiamento abbondanti di insetti di cui si nutrono. Entrambe queste necessità hanno reso i Pipistrelli tra i gruppi animali più minacciati dagli errori dell’uomo. In primo luogo, essi sono estremamente sensibili ai cambiamenti sia climatici che ambientali e quindi, in conseguenza delle profonde modificazioni antropiche (e.g., agricoltura intensiva, ristrutturazione di edifici abbandonati, frammentazione degli habitat, alterazione o chiusura di grotte naturali, di cave di miniere abbandonate, riduzione delle aree forestali, bonifica delle zone umide, riduzione delle ‘formazioni lineari’ di vegetazione, siepi lungo corsi d’acqua e campi coltivati, ecc.) e naturali (e.g., variazioni climatiche e della copertura-distribuzione vegetale) dell’ambiente, hanno subito un forte declino in numerosità in ogni parte del mondo. Inoltre, la mancanza di cultura e le conseguenti false credenze li hanno dipinti per secoli come demoniaci vampiri, legati all’oscurità e al maligno, generando nella gente diffidenza e rifiuto, fino ad arrivare ad attività volontarie atte a perseguitarli e allontanarli dai loro rifugi, con gravi danni per gli ecosistemi in cui vivevano. Oggi in Italia i Pipistrelli costituiscono quasi un terzo delle specie di Mammiferi della nostra fauna, ma sono anche l’ordine rappresentato dal maggior numero di specie minacciate di riduzione drastica sia in varietà che in numero di esemplari per specie

I Pipistrelli sono un gruppo di Mammiferi molto evoluti, gli unici in grado di volare, grazie ad una mano che l’evoluzione ha modellato a formare un’ala perfetta. Proprio per questo motivo essi vengono chiamati, con il loro nome scientifico di Chirotteri, una parola derivata dal greco che significa “mano alata”. Un’altra caratteristica unica dei pipistrelli è quella di predatori notturni: essi sanno cacciare mentre si spostano in volo durante la notte, grazie ad un sofisticatissimo sistema di ultrasuoni. Nel buio essi si orientano usando la percezione dell’eco dei suoni molto acuti (ultrasuoni) che essi stessi emettono: le onde sonore urtano contro gli ostacoli o le prede posti sulla loro traiettoria e ritornano sotto forma di eco, l’eco viene catturato dai loro grandi padiglioni auricolari e elaborato dal cervello, che è in grado di ricostruire una minuziosa immagine tridimensionale dell’ambiente. Quindi, niente paura! Quella che i pipistrelli vadano a sbattere contro cose o persone o addirittura possano ingarbugliarsi nei capelli, è solo una vecchia leggenda, che non ha mai trovato alcun riscontro scientifico: i pipistrelli sono macchine volanti estremamente sofisticate ed efficienti, con una probabilità d’errore pari quasi allo zero. Questi animali sono, inoltre, estremamente socievoli tra loro anche tra individui appartenenti a specie differenti. Essi dormono a migliaia nello stesso ambiente (grotta o altro luogo adatto), per scaldarsi e proteggersi a vicenda, e collaborano nella ricerca del cibo di notte grazie ad un complesso sistema di comunicazione ancora in gran parte sconosciuto. Allevano i piccoli aggrappati all’addome materno, da dove essi possono succhiare direttamente il latte dalle mammelle e le femmine tornano sempre a riprodursi nel luogo dove esse stesse sono nate.

A causa della progressiva riduzione dei loro rifugi naturali (grotte, fenditure delle pareti rocciose e cavità arboree) non è rara la presenza di Pipistrelli nelle costruzioni dell’uomo (edifici, ponti, viadotti, tunnel, pali della luce, antichi acquedotti, necropoli, ecc.). I rifugi artificiali analoghi agli ambienti di grotta, caratterizzati da volumi cospicui, non disturbati, con soffitti adatti all’appiglio (di legno, pietra o mattone, non intonacati o con intonaco ruvido), bui, con temperatura e tasso di umidità idonei e assenza di correnti d’aria sono però estremamente rari. Le specie che frequentano questo tipo di rifugi dimostrano spesso, nei loro confronti, un’estrema fedeltà, tornando a utilizzarli regolarmente, nello stesso periodo, ogni anno. Per tale ragione la distruzione/alterazione di un sito di rifugio può avere esiti estremamente negativi: per anni i pipistrelli (che sono longevi, per alcune specie è dimostrato il superamento dei 40 anni di vita) possono cercare ostinatamente di ritornare al sito scomparso o reso inutilizzabile e non trovare un valido sito di rifugio alternativo, andando incontro a decremento demografico e, nell’ipotesi peggiore, all’estinzione locale.

Finalmente riconosciuto il valore dei Pipistrelli per l’insostituibile ruolo di principali predatori notturni degli insetti, capaci di evitare l’aumento incontrollato delle popolazioni di alcuni di essi e l’importanza strategica per la conservazione della biodiversità, oggi numerose leggi nazionali ed europee prevedono la salvaguardia di tutte le specie di Pipistrelli e puniscono ogni atto volto a minacciarne la sopravvivenza.

Nel Forte di San Briccio alcune stanze (in particolare quelle della zona posta a nord-ovest) sono state scelte dai Pipistrelli (finora accertata la presenza delle specie Vespertillo Maggiore, Myotis Myotis e Rinolofo Maggiore o Ferro di cavallo maggiore, Rhinolophus Ferrumequinum) come rifugio alternativo agli ambienti naturali di grotta (purtroppo sempre più rari sul territorio per la forte antropizzazione) e pertanto la loro salvaguardia, proteggendo i luoghi da loro scelti come ‘casa’, è divenuta uno scopo essenziale oltre che doveroso dell’Associazione all’Ombra del Forte.

spazio-10x10

                                                                                                    Dr.ssa Elena Moscardo

spazio-10x10

di Elena Moscardo.

Mercoledi 16 Luglio 2014 la Dott.ssa Elena Moscardo, biologa e socia dell’Ass all’Ombra del Forte, ha invitato il Dr. Leonardo Latella, Conservatore della Sezione Zoologia del Museo Civico di Storia Naturale di Verona per un primo sopralluogo al Forte di San Briccio con lo scopo di valutare la presenza di pipistrelli (chirotteri) e progettare nel futuro interventi coordinati di conservazione e salvaguardia di questa importante e preziosa specie di mammiferi.

Data l’importanza ecologica di conservare/preservare i pipistrelli, piccoli mammiferi alati che svolgono un ruolo fondamentale e, per molti aspetti unico, come predatori specializzati di insetti evitando l’aumento incontrollato delle popolazioni di alcuni di essi (in particolare delle zanzare e delle zanzare tigre) risulta essenziale mettere in atto tutte le iniziative possibili per conservare i loro siti artificiali (all’interno di edifici monumentali) di riposo e riproduzione.

 DSCF2558-5-ok

Nel Forte di San Briccio è stata rilevato fin dai primi sopralluoghi da parte dei membri dell’Associazione che alcune stanze sono state scelte dai pipistrelli come rifugio alternativo agli ambienti naturali di grotta (purtroppo sempre più rari sul territorio per la forte antropizzazione), perché caratterizzate da volumi cospicui, non disturbati, con soffitti adatti all’appiglio (di legno, pietra o mattone, non intonacati o con intonaco ruvido), bui, con temperatura e tasso di umidità idonei e assenza di correnti d’aria.

Questa attività vorrebbe essere svolta mediante una sistematica raccolta di tracce della presenza dei pipistrelli (e.g., fotografie, escrementi, ecc), localizzazione delle colonie e identificazione delle specie presenti (mediante catture programmate, inanellamenti, ecc). In queste attività sarebbe auspicabile una collaborazione con esperti chirotterologi del Museo Civico di Storia Naturale di Verona (Sez. Zoologia) con cui la Dr.ssa Moscardo da anni collabora. Tutte le informazioni, dati, reperti, ecc verranno conservati e catalogati e costituiranno elemento essenziale per la costituzione di un’area (o percorso) didattico sui chirotteri nel Forte di San Briccio.

 imm.0348-3-ok

Da sinistra: Il Pre.te dell’Associazione All’ombra del Forte Prof.sa Maria Grazia Belli, la Dott.sa Elena Moscardo, la prof.sa Cristina Piccoli e la maestra Fausta Croce, sul ponte levatoio davanti al portone di accesso al Forte, durante la visita del Dott.r Latella.