Lavori

Ombretta torna dalla mamma e dagli amici…
Sistemazione stalla, preparazione piattaforma per autoclave…

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Il nome sul frontale del Forte

torna dopo molti anni finalmente al suo posto

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FORTE S. BRICCIO

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di Raffaele Favatà.

Il suo nome lo abbiamo sentito molte volte e da molto tempo, ma non sappiamo chi lo ha tolto dal suo possente e maestoso frontale in pietra veronese. Molti anni sono trascorsi da quando furono tolte le lettere che lo indicavano con certezza e, cosa c’era veramente scritto su quel portale? Questa domanda me la posi quando entrai a far parte dell’associazione All’ombra del Forte, nella primavera del 2013, vedendo la possente entrata del Forte senza la sua insegna mi sembrò spoglia… mancava qualcosa di molto importante a mio avviso, non era completa senza il suo nome. La prima cosa che mi venne in mente ricordo fu “Come se un uomo va ad un ricevimento in frack senza le scarpe”, questo pensiero mi accompagnò per tutta l’estate.

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Entrata del Forte, in alto sul frontale, si vedono i fori dove alloggiavano i perni di fissaggio delle lettere che componevano il nome.

Incominciai ad interessarmi della fine che avevano fatto le lettere che ne componevano il nome chiedendo qua e là, ma la ricerca fu vana, nessuno degli anziani interpellati si ricordava il nome con certezza…, vi era qualche altra lettera che indicava un nome diverso? Nessuno di loro e delle persone che contattai erano sicuri nell’indicarmi il nome, indecisi rispondevano “Ma… penso Forte San Briccio o Forte di San Briccio”, ma non ne avevano certezza, e tanto meno ricordavano il tipo di carattere che lo distingueva. Pertanto decisi di fare una ricerca più approfondita e incominciai a contattare tutti gli enti che avrebbero potuto aiutarmi a risolvere l’enigma… dovevo trovare a tutti i costi il nome preciso ed il tipo di carattere che lo formava nel lontano 1888, giorno della inaugurazione del Forte! Pertanto scrissi varie mail di richiesta informazioni con l’intestazione della Associazione All’ombra del Forte, tutte ai vari enti che avrebbero potuto avere informazioni al riguardo, ma senza esito… nessuno aveva notizie o scritti in merito al tipo di carattere (font) utilizzato e, tanto meno se ci fosse in realtà scritto “Forte di San Briccio” o ” Forte San Briccio” oppure “Forte S. Briccio”, anche se sulle carte del Genio Militare era evidente la terza soluzione, ma in pratica non esistevano foto del frontale con visibile l’insegna per esserne certi.

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Particolare di una parte della foratura, quella di FORTE S.

Mi recai anche presso la Caserma Duca di Montorio e, anche se accolto con molto interesse, non avevano purtroppo nessun documento nel loro archivio che riguardasse il nostro Forte, scrissi anche al Genio Militare di Padova, ma… senza risposta. Inoltrai una richiesta di informazioni anche all’Associazione Nazionale Ufficiali in Congedo di Montorio, senza alcun esito. Speravo che almeno loro essendo una Associazione Nazionale, pertanto presente in tutte le regioni, ed essendo la maggioranza degli effettivi dislocati nel Forte appartenenti a varie regioni italiane (maggioranza meridionali) qualche milite di leva speravo avesse a suo tempo scattato qualche foto del Forte insieme ai propri commilitoni… per ricordo, ma non ebbi fortuna. L’interesse molte volte è solo nostro, gli altri non sono minimamente toccati dai nostri sentimenti, se non esiste un guadagno purtroppo è molto difficile smuovere l’interesse altrui. Così scelsi di percorrere un’altra strada a me più consona… non aver bisogno degli altri, fare una ricerca inversa… non partire dalla costruzione del Forte o da chi ha vissuto al suo interno, ma partire dalla fine… da ieri l’altro! Presi macchina fotografica e con tanta determinazione scattai 12 foto del frontale del Forte, solo la parte dove erano state installate le lettere che componevano il nome del Forte, con un programma di sovrapposizione e di montaggio fotografico unii e sovrapposi le varie immagini ottenendo una sola immagini ad altissima risoluzione della foratura sulla pietra veronese del frontale del Forte, fori ancora presenti e chiaramente visibili, fori che a suo tempo alloggiavano i perni posteriori delle varie lettere che componevano il vero nome del Forte.

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Particolare della esecuzione della primitiva foratura a scalpello, si vede chiaramente la forma quadrata dei fori.

Tali forature non erano state eseguite con trapano, perché a quel tempo non c’era ancora il trapano elettrico ma a manovella, pertanto non conveniente per eseguire tutti i fori necessari per il fissaggio delle lettere, furono eseguiti pertanto a scalpello che, per i lavoratori dell’epoca non era certo un problema. Pertanto i fori sono di sezione quadrata non tonda, di lato 15×15 mm. circa con una profondità di circa 30 mm.. A questo punto avevo una foto panoramica di tutta la foratura in alta risoluzione, potevo ingrandirla a piacere per poterne controllare i particolari.

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Particolare del sistema di fissaggio, usando un impasto di vario genere, anche colle, tipo farine vegetali mescolate a polvere di marmo, che indurendosi bloccava il perno della lettera. Si vede chiaramente che indurendosi l’impasto si staccava leggermente da vari punti delle pareti del foro, ma dava comunque un’ottima presa.

Dovevo però adesso trovare il tipo di carattere scelto nel 1882, pertanto dovevo sovrapporre le lettere ad una ad una sulle forature cercando le lettere di quel carattere che mi coprissero tutti i fori che componevano il nome del Forte, e questo lavoro lo dovevo fare sul mio iMac (Computer Apple Macintosh). Dopo molti giorni di lavoro (Non costantemente chiaro) e, dopo aver provato oltre 560 caratteri… finalmente l’unico che dava il risultato quasi perfetto al 95%, risultava il ROMAN. Ho dovuto provare tutti i caratteri che possiedo perché dovevo essere sicuro che fosse giusto o più probabile, la certezza assoluta la potrebbero dare solo le lettere originali tolte a suo tempo dal frontale del Forte, ma questo non è possibile. In quegli anni i caratteri venivano poi costruiti a mano, con fusione a conchiglia aperta a terra e, i mastri fabbri pur conoscendo i vari tipi di carattere in uso, i loro stampi non erano mai uguali, perché non prodotti con un sistema in serie, tutto era eseguito con metodi artigianali pertanto leggermente differenti fra loro.

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Fotografia della foratura ed esecuzione della tracciatura di riferimento della posizione occupata dalle precedenti lettere, questo per avere i punti di riferimento della posizione precedentemente occupata dalle lettere dopo la chiusura dei vecchi fori.

A conclusione, sovrapponendo le varie lettere sui fori presenti sull’immagine a computer, risultava esattamente il nome di “FORTE S. BRICCIO” con esse puntata. Non era finita però la mia ricerca, dovevo avere delle prove che quel tipo di carattere fosse in uso nel 1882 anno della presentazione del progetto del Forte. Il risultato fu confortante… il carattere era in uso da moltissimi decenni prima del Forte. Trovato il tipo di carattere, la sua grandezza e, il nome reale che vi era scritto, dovevo trovare chi fosse in grado di costruirlo o che avesse un carattere di quelle dimensioni e, di quel tipo nella sua produzione, cioè in bronzo fuso in conchiglia. La ricerca per mia fortuna si fermò presto, presso la ditta Biondan di Montorio, specializzati in fusioni in bronzo e produttori di materiale funerario stampato o in fusione. Interpellati e sensibilizzati ad appoggiare la causa della rinascita del Forte, mi confermano la fornitura delle lettere in fusione in bronzo, al costo del puro metallo.

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Chiudere i fori esistenti che fissavano le vecchie lettere è indispensabile data la loro dimensione 15×15 mm. e, le lettere in fusione di bronzo attuali hanno fori con perni in posizione diversa e di dimensioni meno invasive, con un diametro di appena 5 mm., pertanto con piccoli fori si riesce ad avere un fissaggio perfetto.

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Creazione del materiale occorrente per la chiusura dei vecchi fori tramite frantumazione e polverizzazione della pietra rosso veronese, aggiungendo una piccola percentuale di cemento bianco, per preparare l’impasto per la loro chiusura.

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Pur essendo la spesa da sostenere di un terzo del valore reale delle lettere in bronzo, per noi dell’Associazione All’ombra del Forte la somma era ancora grande… e pertanto il presidente dell’associazione, prof. Maria Grazia Belli venuta a conoscenza del risultato ottenuto mi consiglia di scrivere al direttore della Cassa Rurale di Vestenanova, alla attenzione del direttore della sede di Lavagno, il quale si dimostra disponibile ad un nostro incontro per avere ulteriori informazioni, sulla ragione, della nostra richiesta del loro eventuale finanziamento. Dopo l’incontro acconsente a finanziarci la restante cifra per l’acquisto delle lettere per il Forte.

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Chiusura dei vecchi fori con il materiale tratto dalla pietra veronese con minima percentuale di cemento bianco.

Fu presentata pertanto la domanda alla Soprintendenza dal Comune di Lavagno, nella persona dall’Assessore Alessandra Sponda, allegando la documentazione attestante la ricerca effettuata, corredata dalle foto dimostrative, della validità della sovrapposizione sull’immagine dei fori esistenti sul fronte del Forte delle lettere di quel carattere ritrovato. Avendo ricevuto tale domanda esito positivo da parte degli organi preposti, l’istallazione avverrà approssimativamente in data 15-04-2016/20-04-2016. In questi giorni è stata eseguita la chiusura dei vecchi fori con materiale dello stesso tipo, (polvere di pietra rosso veronese), ricavata frantumando dei pezzi di pietra dello stesso tipo di quella del Forte, per avere lo stesso colore e resistenza meccanica, aggiungendo una piccola percentuale di cemento bianco per dargli la dovuta resistenza.

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Usando un impasto dello stesso materiale che compone il fronte del Forte per chiudere i vecchi fori, si ottiene un’ottima corrispondenza sia nel colore che nella resistenza meccanica per il fissaggio delle nuove lettere.

Si proseguirà nei prossimi giorni ad eseguire la nuova foratura per il fissaggio delle nuove lettere, dopo averle installate e verificato che la scritta è perfettamente nella sua primitiva posizione saranno fissate definitivamente. La ricerca però continua, manca ancora un particolare piccolo, ma anche lui importante, sul lato destro del portone di accesso, manca il rosone del corpo di appartenenza della guarnigione che era dislocata nel Forte, nel lontano 1888, come si intravede nella foto sopra. Con certezza si trattava del corpo di artiglieria pesante da campo, rintracciare i suoi colori e, il materiale di cui era composto sarà indispensabile. Probabilmente rosone in bronzo in fusione a terra, di un diametro di 30 cm. circa con spessore 2,5 cm., rappresentate il corpo di appartenenza. La certezza arriverà alla fine della dovuta e necessaria ricerca. Quale gratificazione migliore, essere riuscito a ridarli il nome che gli apparteneva e gli appartiene, essere riuscito a ridargli il suo aspetto primitivo. Ringraziamo tutti quelli che con il loro interesse hanno contribuito alla riuscita della mia ricerca, ed alla sua realizzazione, ringrazio quelli che non hanno esitato a contribuire finanziariamente al sostegno della nostra iniziativa facendo sì che si potesse realizzare….

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PROSPEZIONI GEORADAR

sul luogo della vecchia Pieve

e

ricerca dell’esistenza del passaggio segreto del Forte

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di Raffaele Favatà.

Molto si è parlato ed ancora se ne parla, riguardo alla esistenza di un collegamento sotterraneo esistente o meno fra la Batteria Monticelli ed il Forte di San Briccio. Interpellato dal presidente dell’Associazione All’ombra del Forte prof.sa Maria Grazia Belli e dal sig. Renzo Zerbato sulla probabilità della sua esistenza, risposi sinceramente che ne dubitavo, conoscendo perfettamente il Forte in tutti i suoi più nascosti meandri, non avevo notato nessun passaggio, e tanto meno segni di eventuali passaggi chiusi anche in epoca remota… quando si chiude o si ripara un muro a mattoni, o intonacato o si tratti di un pavimento si notano sempre dei segni più o meno evidenti e, nel Forte non v’erano segni tali da poter far pensare ad un passaggio segreto chiuso in epoca remota o recente, salvo che non fosse stato chiuso quando fu costruito il Forte quindi di epoca antecedente al forte stesso. La distanza fra il Forte e la Batteria Monticelli è di 2.481m. circa, con un dislivello di 262 m. circa, impensabile una galleria così lunga con dislivelli lungo il percorso di oltre 50 m., avrebbe avuto un costo superiore al forte stesso.

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Rilevamento satellitare della distanza fra Batteria Monticelli e il Forte di San Briccio, tratto che avrebbe dovuto percorrere una eventuale galleria di collegamento.

La mia risposta non li convinse anzi mi chiesero di interessarmi per fare delle ulteriori verifiche. Contattai varie ditte per noleggiare le attrezzature necessarie per effettuare una prospezione georadar, l’unico sistema per accertarci se sotto o intorno al Forte esistesse con certezza un passaggio segreto, ad altre ditte del settore chiesi di farmi un preventivo di fattibilità ed eventuale spesa che avremmo dovuto sostenere lasciando a loro il compito di eseguire la prospezione. Fra tutte le varie risposte, scelsi la RadarPoint. La ditta dimostrava apertamente sensibilità e comprensione alla nostra condizione di associazione di volontari e, pertanto si offriva ad effettuare la prospezione ad un costo simbolico, più le spese di carburante ed autostrada… risiedono a Torino. Fissato il giorno per effettuare la prospezione ed accettate le condizioni, con l’approvazione del presidente, fu estesa la prospezione anche alla vecchia Pieve, trovare le tracce della sua reale vecchia posizione rilevando qualche residuo di fondamenta.

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Sovrapposizione in trasparenza della mappa cartografica del Genio Militare del Maggio 1884 sull’immagine satellitare del colle del Forte, facendo coincidere le tre strade sterrate di accesso alla vecchia Pieve, notare il diverso percorso della vecchia strada che passava per le “Cesette”.

Iniziamo le prospezioni in data 11-01-2016 alle ore 9,30 circa, prospezioni effettuate dalla titolare della ditta RadarPoint sig.ra Milena, nella zona situata a Nord-Ovest del Forte, dove ritenevo con discreta precisione fosse dislocata a suo tempo la vecchia Pieve. Per avere la quasi certezza della sua posizione con il minimo errore possibile, avevo registrato una immagine satellitare di tutta la collina del Forte, includendovi in essa le tre strade sterrate di accesso; avendo una mappa del Genio Militare dell’epoca che recava ben evidenti le tre strade sterrate e la posizione della vecchia Pieve, pensai di sovrapporla alla immagine satellitare attuale che avevo della collina tramite sovrapposizione a computer, ritenendo che dalla sovrapposizione avrei potuto rilevare l’esatta posizione dell’antica Chiesa, facendo coincidere perfettamente le tre strade sterrate che non facendo parte dell’area sottoposta alla costruzione del Forte all’epoca (1882 presentazione del progetto) erano rimaste nel tempo invariate.

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Inizio della prospezione georadar da parte della titolare della RadarPoin di Torino.

Delineammo le zone previste con picchetti e nastro per semplificare la ricerca. La prospezione conferma la mia tesi, rilevando ad una profondità di circa 70-90 cm. resti di fondamenta della vecchia Chiesa di uno spessore di circa 80 cm. e una cavità di un diametro di circa 1 m. e profondo oltre 3 m. davanti al frontale della vecchia Chiesa, pozzo per l’acqua piovana? Nella parte posteriore della Chiesa si rileva una cavità di 1,60×1,80 m. circa per una profondità di 3 m. circa, si presume una cisterna di raccolta acqua piovana o fognatura della Chiesa.

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I volontari seguono ed assistono la RadarPoint durante la prospezione.

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Controllo dei dati registrati durante il primo passaggio lineare e verifica incrociata del percorso.

Oltre ad un paio di cavità sotterranee di dimensioni ragguardevoli ad una profondità di circa 3 m. sempre nell’area dove si rileva la presenza della Chiesa. Nella parte dove era dislocato il vecchio cimitero, sono state rilevate 4 cavità importanti di dimensioni dai 6×3 a 13×8-9 m. e una altezza variabile da 3 ai 10 m, cavità sotterranee impossibili da definire… vulcaniche, cedimenti strutturali, o opere dell’era romana o medioevale? 

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Zona del rilevamento della cisterna o fognatura sul lato posteriore della Chiesa.

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Prospezione dell’area occupata dalla vecchia Chiesa, il picchetto visibile nella foto indica l’inizio del tratto di fondamenta della parte anteriore della Chiesa in direzione del fossato.

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L’Assessore Di Michele assiste alla prospezione.

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Vari passaggi lineari ed incrociati.

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Momento del rilevamento della cavità 1,60×1,80, potrebbe essere la cisterna di raccolta dell’acqua piovana o fognatura della Chiesa.

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Prospezioni dove si ritiene fosse il cimitero, nel sottosuolo si rilevano 4 cavità di discrete e varie dimensioni, ma nessuna presenza di fondamenta.

Stabilita la posizione della vecchia Pieve, procediamo alla prospezione del famoso passaggio segreto calandoci nel vallone del Forte, procedendo dal ponte levatoio verso sud. In questo tratto di fossato sono state rilevate ben 5 cavità molto grandi, come le precedenti.

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Si iniziano le prospezioni nel fossato per scoprire l’eventuale esistenza di un passaggio dal Forte oltre il fossato.

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Anche nel fossato si eseguono passaggi lineari ed incrociati.

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Prospezioni nel lato sud del fossato.

Percorrendo il tratto sud del fossato da Ovest verso Est fino alla Caponiera a Sd-Est, altri 4 cavità di varie dimensioni, ed una cavità che procede in diagonale dal muro esterno del fossato contro il muro del Forte all’angolo della Caponiera ad una profondità di 2 m. larga circa 3 m. con una altezza di circa 3-4 m. (Ci riserviamo di riprenderla dalla parte interna del Forte per verificare la sua direzione).

Percorrendo il tratto sud del fossato da Ovest verso Est fino alla Caponiera a Sd-Est, altri 4 cavità di varie dimensioni, ed una cavità che procede in diagonale dal muro esterno del fossato contro il muro del Forte all'angolo della Caponiera ad una profondità di 2 m. larga circa 3 m. con una altezza di circa 3-4 m. (Ci riserviamo di riprenderla dalla parte interna del Forte per verificare la sua direzione).

Prospezioni intorno alla Caponiera situata a Sud Est del Forte.

Procediamo intanto dalla Caponiera a Sud verso la Caponiera a Nord.Est percorrendo il fossato lato Est, e con sorpresa rileviamo altre tre cavità sotterranee di diverse dimensioni e a diverse profondità, ma di dimensioni ragguardevoli, la più ampia raggiunge i 15 m.. Purtroppo dobbiamo fermarci a metà percorso dell’intero perimetro del fossato, perché l’altra metà è ancora da ripulire dalla vegetazione e dagli alberi caduti di traverso sul fossato, pertanto zona pericolosa per chi dovesse addentrarsi.

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Dalla Caponiera a Sud-Est percorrendo il fossato ad Est del Forte verso la Caponiera a Nord-Est.

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Siamo arrivati al limite del fossato percorribile in sicurezza, oltre è pericoloso inoltrarsi, per probabile caduta tronchi marcescenti e rami dall’alto del fossato.

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Riprendiamo la prospezione all’interno del Forte, nel locale che coincide con il rilevamento esterno, la prospezione indica una continuità della cavità anche sotto il locale del Forte, fermandosi quasi al centro del locale.

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Immagine elaborata di una prospezione, si notano due anomalie nel terreno ad una profondità di 1,77 m. la seconda più in basso ad una profondità di 2,66 m. Quello che abbiamo definito cavità presenti nel sottosuolo, in realtà possiamo definirle anomalie, fin quando non ci sarà una verifica distruttiva, cioè effettuando degli scavi di prova.

A conclusione possiamo dire che sotto il Forte ci potrebbero essere molte sorprese che purtroppo non abbiamo svelato con certezza ma sappiamo che qualcosa c’è ed abbiamo trovato molto di più di quello per cui era iniziata la nostra ricerca. Un domani forse si riuscirà a sapere di cosa si tratta, a noi oggi la soddisfazione di aver trovato tante informazioni che faranno da base per eventuali future ricerche. Ormai si fa buio e la leggera pioggia che a piccoli tratti ci ha accompagnato non ci da tregua, la prospezione non avrebbe potuto aver luogo se il terreno non fosse stato ricco di roccia basaltica e, poi per fortuna era una pioggerella finissima ed a tratti, perché altrimenti le onde elettromagnetiche emesse dalla strumentazione, non avrebbero svolto la loro funzione correttamente con terreno morbido intriso d’acqua.

I volontari dell’Associazione All’ombra del Forte, che con il loro lavoro al freddo e sotto la pioggia per due giorni, hanno fatto si che le prospezioni si potessero realizzare in sicurezza nel luogo del vecchio cimitero, oltre la rete di recinzione del Forte, facendo pulizia del sottobosco e del filo spinato ancora presente in grande quantità nel folto della vegetazione, abbandonato da decenni, ed assistito la Georadar durante le prospezioni:

Dario Sartori, Rolando Negrini, Luigi Fortezza, Paolo Sandrini, Alberto Zenari, Giovanni Castagna, Sergio Danzi, Gianni Montanari, Sergio Sponda, Giovanni Turata, Raffaele Favatà, spero di non aver lasciato fuori qualcuno.

Come funziona un georadar: http://www.softwareparadiso.it/ambiente/archeologia_strumenti_georadar.html

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Un regalo Gradito

due

ASINELLI SARDI

di Raffaele Favatà.

I regali sono sempre graditi… e quest’anno sotto l’albero del Forte c’è un bellissimo regalo, in special modo se trattasi di esseri viventi che ci vengono donati, questo penso sia il pensiero della maggior parte della gente. Potete immaginare la nostra sorpresa quando ci è stato riferito dal nostro Presidente prof.sa Maria Grazia Belli del regalo fatto al Forte da una famiglia di Lavagno! Due splendidi esemplari di Asino Sardo, una femmina in stato interessante pronta al parto per il mese di Marzo, mi par di aver inteso e, uno splendido maschietto di qualche anno più giovane e, come tutti i giovani meno docile e diffidente ad accettare cibo dalle nostre mani (Qualche carota, mela, o pane raffermo). Lui è indipendente e lo dimostra ogni qualvolta tentiamo di corromperlo offrendogli una carota… no, non accetta niente dalle nostre mani, mentre la femmina viene volentieri anzi… ha già imparato a riconoscere il nostro richiamo e a passo veloce al trotto ci viene incontro accettando quello che gli offriamo… certo è che bisogna offrirglielo sul palmo della mano, tenendola anche ben distesa se non si vuole perdere qualche dito… . Questa mattina siamo andati a controllare essendo scesa ulteriormente la temperatura e, persistendo da parecchi giorni la nebbia, gli abbiamo portato due secchi di erba medica in grani pressata, ci sono venuti incontro trottando appena ci hanno visti, penso che sono contenti del posto dove li abbiamo sistemati, stalla nuova, greppia discreta, e spazio grandissimo per trottare e galoppare come fanno ogni tanto giocherellando fra di loro tirandosi anche qualche finto calcio abbassando le orecchie per poi mettersi a correre.

L’asino Sardo e sue caratteristiche: l’asino sardo in natura vive circa 25-30 anni mentre in cattività 40-50. Partorisce di norma un solo piccolo dopo una gestazione di 12 mesi. Il suo peso varia tra i 100-150 kg, e l’altezza al garrese è compresa tra gli 80 e i 110 cm. Il suo comportamento mite lo fa apparire un po svasato, in realtà è un animale ubbidiente e dotato di buone capacità di apprendimento. Vive in Sardegna. Oltre che in Sardegna, l’asino sardo è presente nel Lazio e in Umbria, dove arrivò a seguito dei pastori sardi e dove si trovano diversi allevamenti. La riscoperta dell’asino sardo oltre che alla iscrizione di un centinaio di soggetti al registro anagrafico, ha portato alla nascita, in Sardegna, di una associazione regionale (Associazione per la tutela dell’Asino Sardo: ATAS) e alla realizzazione del Parco dell’asino sardo di Mui Muscas, Ortueri. Si sono inoltre tenuti due Premi Regionali[2], curati dall’Associazione Regionale Allevatori della Sardegna[3], a Cagliari nel 2005 e 2006[4]. Questo negli ultimi anni… ma negli anni passati, prima della motorizzazione della nostra società, l’asino sardo ha dato un grande contributo allo sviluppo agricolo della Sardegna e varie regioni italiane, come altri esemplari di razze diverse, muli, bardotti ecc… ecc.., animali che con l’uomo hanno lavorato e contribuito al nostro sviluppo e benessere. In nord Africa viene usato ancora moltissimo per il trasporto di materiale sia in campagna che nelle periferie delle grandi città, ha una altezza al garrese leggermente inferiore dell’asino sardo. Caratteristica dell’asino sardo, il mantello fulvo o grigio e una linea scura in corrispondenza della linea dorso-lombare, con una linea trasversale pure scura sulle spalle e formante con la prima la cosiddetta linea crociata, o croce di Sant’Andrea.

http://www.agraria.org/zootecnia/asinospecie.htm

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I VOLONTARI

ALLA CONQUISTA DEL FOSSATO DEL FORTE

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di Raffaele Favatà.

Dopo il lungo lavoro dedicato al recupero del lato SUD del Forte, si ritorna nel fossato per terminare il lavoro a suo tempo iniziato e poi sospeso per procedere con lavori di maggior urgenza. L’ampiezza del fossato visto dalla sua sommità non da al visitatore la giusta dimensione, per poterlo ammirare nella sua grandezza bisogna calarsi al suo interno…. Una volta scesi si può veramente rendersi conto dell’altezza delle sue pareti e della larghezza della sua base! Le persone al suo interno sembrano minuscole tanta è la sua grandezza. Il lavoro di recupero comporta l’estirpazione degli alberi che sono nati e cresciuti in tutti gli anni di abbandono, alberi che superano in altezza il fossato. Mai nessuno ha operato una pulizia sistematica così in profondità come sta operando l’Associazione All’ombra del Forte. Da quando il forte fu abbandonato dai militari dell’esercito, nessuno ha mai lavorato al suo interno per deforestare il vallone, il passo successivo sarà l’abbattimento degli alberi nati sul bordo del fossato lungo i due lati del suo perimetro, lato interno e lato esterno, perimetro del percorso di guardia, essendo questi alberi sul bordo creano danni alla struttura del Forte, sollevando e spostando i vari blocchi in pietra veronese di cui è composto il cornicione perimetrale dei due lati del fossato, in fine si opererà la pulizia delle pareti del fossato dall’edera di dimensioni ragguardevoli presente su tutto il perimetro del fossato, ridando così luce e calore alle pareti, ridandogli il suo aspetto originario.

Quando l’Associazione ha iniziato il recupero del Forte, non ha mai pensato di recuperare solo i locali a lei favorevoli, per le sue iniziative a vario uso, ma ha operato su tutto il fronte del Forte, intendendo per recupero, ridare vita ad una struttura completamente in abbandono recuperandola in tutte le sue parti, utili o meno utili, guardando all’insieme del grande complesso storico militare, per darlo nella sua grandiosità all’uso culturale e sciale a tutta la nostra comunità e, comunità a noi vicine.

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I Volontari Dell’Associazione

All’ombra del Forte

Recuperano il lato SUD del Forte

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di Raffaele Favatà

Grande il lavoro che è stato iniziato sul lato SUD del Forte, dopo un lungo arresto, tutto quel settore era rimasto fermo per molti mesi, causa l’urgenza della messa in sicurezza di quelle aree del Forte più visitate e che maggiormente si prestano a manifestazioni e spettali. Non trascurabile la necessaria e continua manutenzione del verde del Forte che necessita ogni Sabato dell’attenzione dei volontari, sottraendo così molto tempo disponibile per altri lavori di recupero necessari, ma siamo un gruppo unito e forte e l’impegno non ci preoccupa anzi ci sprona a fare sempre meglio. Dopo aver completato e messo in sicurezza le varie strutture, abbiamo iniziato il recupero del lato SUD, togliendo dalla superficie dei locali i vari alberi che formando un bosco e un sottobosco di sterpaglie e rovi, causavano con le loro radici estese in profondità, infiltrazioni d’acqua nei locali sottostanti. Il lavoro prosegue da tre Sabati e proseguirà almeno per altri tre, per la necessaria pulizia del selciato della Corte D’Arme Secondaria, dall’accumulo avvenuto in molti anni di fogliame marcescente e terra caduta dalle superfici superiori, causando, molta difficoltà nel percorrerlo durante le normali visite al Forte. Si proseguirà in un secondo tempo alla pulizia e recupero dei locali, i quali, hanno subito i maggiori danni di tutto il complesso, danni dovuti alle forti infiltrazioni come su scritto con conseguente accumulo di umidità nelle strutture portanti molto evidenti. Esponendo tale superficie all’aria e alla luce, si ridurrà certamente il grado di umidità oggi presente, rendendo quel settore del Forte nei limiti usufruibile.

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CONCLUSASI POSITIVAMENTE LA SERATA

delle

“RONDINI DELLA NOTTE”

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di Raffaele Favatà.

Si sono appena concluse le serate internazionali dei chirotteri, con la nostra serata delle “RONDINI DELLA NOTTE” svoltasi nella sala civica di San Briccio… con esito positivo per la numerosa partecipazione. La manifestazione si svolge in trenta nazioni, pertanto di importanza internazionale, la serata dedicata ai chirotteri dall’associazione internazionale “EUROBATS”, ha come scopo la sensibilizzazione della popolazione all’argomento, il censimento, il controllo e la difesa dei chirotteri (Pipistrelli) nei vari paesi. 
La serata organizzata dall’Associazione All’ombra del Forte di cui faccio parte, si è svolta presso la sala civica di San Briccio. Dopo la proiezione di immagini e audio attinenti all’argomento trattato da parte degli esperti del G.I.R.C. e LIPU di Padova intervenuti per l’occasione, cioè i chirotteri (Pipistrelli) del Forte, descrivendone l’utilità per la comunità e loro protezione da parte della legislazione italiana ed europea . Siamo usciti alla fine delle proiezioni dirigendoci verso il Forte in una splendida e calda serata d’Agosto. Siamo arrivati fino alla sommità del colle, davanti al cancello di accesso al Forte, il panorama che si presentava era indescrivibile… Verona di notte! Più di qualche esemplare è stato catturato dal Bat Detector strumento per registrare gli ultrasuoni da loro emessi, di cui i due esperti ne erano muniti. Lo scopo dell’escursione notturna era di catturare qualche verso o richiamo dei pipistrelli presenti in caccia lungo le vie di San Briccio. L’interesse dimostrato dai partecipanti ci sprona a perfezionare la serata in avvenire, arricchendola di immagini e video con escursione presso l’interno del Forte… pertanto un ringraziamento a tutti i partecipanti e un arrivederci alla prossima edizione.

LOCANDINA

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La Mascotte del Forte di San Briccio

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fioccorosa

di Raffaele Favatà

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L’inatteso evento è avvenuto il 30-06-2015 alle ore 6,30 circa, alla fine del viale di accesso al Forte appoggiata al muretto della rete di recinzione la madre una splendida scamosciata, dava alla luce una piccola, che amorevolmente curava pulendola tutta. La sorpresa al nostro arrivo è stata grande, nessuno di noi sapeva dello stato della madre, anche perché nel periodo del parto il proprietario le ha sempre portate in stalla per evitare eventuali problemi possibili che possono verificarsi essendo allo stato brado nel Forte. Adesso l’attenzione sarà tutta per lei, si perché resterà al Forte, il proprietario ci ha assicurato che sarà la nostra mascotte, e pertanto da parte nostra i controlli dello stato della recinzione saranno intensificati. Dalle prime osservazioni controllando i loro spostamenti, abbiamo notato che la madre per proteggere la piccola si apparta dal gruppo, portandola in luoghi del Forte isolati, dove è più sicura, questo fino al primo suo svezzamento, quando lo riterrà opportuno la inserirà nel gruppo. Il comportamento rispecchia quello dei suoi simili che vivono allo stato brado, lasciando il nascituro nell’erba alta ben nascosto per allontanarsi per i suoi fabbisogni, ritornando a prenderlo per la poppata, ed esplorare insieme al piccolo il luogo che li circonda. Nei primi giorni di vita la madre non fa lunghi spostamenti, ma brevi percorsi nella vegetazione garantendo alla piccola ombra e frescura data l’alta temperatura che in questi giorni ci affligge!

Verso le ore 18,30 iniziamo la visita al Forte con i biologi dott. Giulio Piras e Carlotta Fassinas esperti del G.I.R.C. e LIPU di Padova, e la biolaga dott.sa Elena Moscardo, per la verifica dei giovani chirotteri nati e presenti al Forte. La verifica si è protratta fino alle 23,30, questo per essere sicuri che le madri avessero lasciato i piccoli sui posatoi (volta del locale scelto), avendo così la possibilità di contarli con più certezza. La madre della piccola scamosciata sentendo i nostri rumori anche se molto attenti a farne il meno possibile e parlando sottovoce, è rimasta sul frontale del Forte fino alla nostra partenza.

Può essere un augurio e gradito segno di rinascita del Forte di San Briccio, gli è già stato dato il nome “Ombretta” da chi le ha portate al Forte, noi gli auguriamo lunga vita!

Immagini dopo due ore dalla sua nascita.

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Video ripreso da Sergio Sponda.

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Dopo le volontarie arrivano le api al Forte

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di R@f

Oltre alle care caprette, le nostre volontarie di Forte di San Briccio, finalmente sono arrivate anche le Api. Mancavano nello splendido comprensorio militare, attualmente luogo naturalistico protetto. L’Apiario ha trovato il luogo adatto, le arnie sono state deposte sul lato sud del Forte, rivolte verso NORD, poste sulla postazione in Barbetta (dove venivano posizionati i cannoni) piccoli terrazzamenti. Luogo scelto attentamente dall’apicoltore nostro associato Alberto Zenari e proprietario delle 8 Arnie, il quale ci informa che ogni alveare può contenere dalle circa 20000 api in inverno alle 50000 api in estate. In questo periodo la fioritura primaverile delle varie specie vegetali presenti al Forte ormai è trascorsa, si dovranno alimentare con i vari fiori di prato estivi in continua fioritura. All’arrivo della prossima primavera al forte come fioritura prevalente, c’è la robinia, che fa parte della grande famiglia delle acacie, il tarassaco, il ciliegio, la malva, e i millefiori. Per classificare il tipo di miele che queste api produrranno si devono seguire le fioriture, dalla primavera in avanti.

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Arnie posizionate in Barbetta (Dove venivano posizionati i pezzi di artiglieria), luogo maggiormente protetto dai forti venti.

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Otto Arnie dai diversi colori perché possano riconoscere la propria arnia.

C’è la volontà di organizzare al Forte un percorso didattico per le scolaresche che lo visiteranno, che prevede anche dei laboratori in cui i ragazzi potranno vedere dal vivo il ciclo produttivo del miele, l’organizzazione perfetta delle api, attraverso una simulazione con una arnia in legno e vetro che per un giorno conterrà le api con la loro ape regina e fuchi.

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Rilevamento del 25 Aprile 2015

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Panoramica della cisterna con il punto di discesa ed ispezione a destra, ed infondo a sinistra il muretto di sbarramento dell’invaso di decantazione e di tracimazione. Le immagini sono illuminate dallo scatto del flash, altrimenti è buio pesto… illuminato solo dal piccolo faro della torcia a casco. Tutto questo è sotto una parte della pavimentazione del forte.

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di Raffaele Favatà

Alla ricerca dell’invaso d’accumulo d’acqua piovana e rilievo delle sue dimensioni.

In data 25 Aprile con il collega dell’Associazione All’ombra del Forte ing. Luca Zenari abbiamo ispezionato la cisterna principale sotterranea del Forte, calandoci con una scala dall’unico foro di ispezione che abbiamo trovato di circa 60 cm. di diametro, la scala in alluminio ci restringeva lo spazio disponibile per la discesa essendo lo spessore del foro di ispezione di circa 2 m., spessore della pavimentazione soprastante la cisterna, quindi bisognava usare solo le braccia in quel tratto sia a scendere che a salire, perché non si riusciva a piegare le gambe per passare allo scalino successivo dato lo stretto spazio disponibile.
Le testimonianze della sua esistenza ci erano apparse dalla presenza di varie aperture per il deflusso dell’acqua piovana situate sulla pavimentazione lungo la Corte D’Armi Principale e il Portico alla Prova, ed altre sparse per il Forte.
Lungo questo percorso ci sono molte bocchette per il deflusso dell’acqua piovana, definirle bocchette è senza dubbio diminutivo, dato che trattasi di grossi blocchi di pietra veronese, con gli intagli di forma rettangolare per il deflusso.
Di questi manufatti di un peso approssimativo di 300-400 kg. e forse oltre, peso difficile da quantificare perché non ne è rilevabile lo spessore dei lastroni, di questi ve ne sono lungo il percorso tre di dimensioni diverse, altri in altri percorsi del Forte.
Oltre a quanto scritto vi è nel locale 117 un pozzo per l’estrazione di acqua destinata alla pulizia delle vettovaglie ed altri usi non alimentari, perché come immaginabile trattasi di acqua non potabile.
Oltre la Corte D’Armi Principale, all’inizio del portico 135, sulla sinistra si notano chiari segni di una precedente installazione di un modello di pompa a mano in ghisa, vecchio tipo a pistone con leva di pompaggio, pertanto un chiaro segno dell’esistenza nel sottosuolo di una cisterna di accumulo d’acqua piovana.
La conferma dell’esistenza della cisterna di accumulo sotterranea, viene data anche dalla presenza nel locale situato nel piano interrato n° 140, di tubazioni in ferro di diametro di elevate dimensioni e altra tubazione intercettata da saracinesca di dimensioni appropriate sempre nello stesso locale.
Data la elevata dimensione della su detta tubazione, e della saracinesca posta per il suo controllo, ci ha fatto supporre che la cisterna dovesse essere anch’essa di elevate dimensioni.
Pertanto intercettato un pozzo di ispezione lungo il corridoio n° 106, di circa 60 cm. di diametro, ci siamo calati al suo interno con scala e torce da casco, non immaginando cosa ci aspettava.
Scesi sul fondo di quello che presumevamo essere la trovata cisterna, abbiamo iniziato i dovuti rilievi, per stabilirne le dimensioni.
La pavimentazione perfettamente integra così anche le pareti anch’esse lisciate a cemento a vista, con la volta in mattoni come tutti i locali del Forte, lieve e irrilevante presenza d’acqua sulla pavimentazione.
Con la luce delle torce da casco ci siamo diretti in fondo alla parete destra che mostrava essere molto scura, di un nero profondo, con nostra sorpresa e quasi timore, alla luce delle torce si presentava ai nostri occhi un’immagine sorprendente… la cisterna non finiva dove immaginavamo appena scesi al suo interno, ma girava a destra e continuava per almeno altri 30 m..

L’immagine che si presentava ai nostri occhi alla luce delle torce incuteva timore… dall’angolo del primo tratto dove eravamo scesi, ad una distanza di circa 5m. si vedeva un muro di una altezza di circa 1,5 m. che univa le due pareti della cisterna fungendo da sbarramento, di spessore di circa 40 cm., la sua funzione deve essere di contenimento della prima vasca che funge da decantazione, di dimensioni pertanto enormi, il muretto ha anche la funzione di tracimazione verso la seconda e più piccola vasca dove noi siamo scesi, che anch’essa di discrete dimensioni presumiamo di 15 x 5 m. circa, mentre la prima stimiamo essere di 30 x 6 m. per una altezza al muro di tracimazione di 1,5 m.. Quello che ci ha sorpreso è che tutto è perfettamente funzionante, la prima vasca pertanto è piena d’acqua limpidissima, alla luce delle torce riflette la volta della cisterna costruita come tutto il resto del forte in mattoni rossi, e l’acqua è a livello del muro di tracimazione, infondo una parete con 5 fessure verticali di immissione.
Rileviamo il cunicolo che alimenta il pozzo del locale n° 117, cunicolo posto a mezza altezza del livello del muretto di tracimazione, del diametro di circa 60 cm. ad una distanza dal muretto di circa 50 cm., pertanto per metà pieno d’acqua. Nella seconda vasca, si immette la tubazione in ferro che avevamo rilevato nel locale n° 140, entrando esso nella cisterna dalla parte alta a circa 2,50 m. con rete di filtraggio alla sua estremità; presumiamo che la sua funzione fosse di sicurezza di livello o troppo pieno, facendo defluire l’acqua (non sappiamo ancora dove).
Nella parte bassa a livello della pavimentazione in linea con il tubo del troppo pieno, è presente un foro di scarico, che presumiamo (da verificare) sia intercettato dalla saracinesca rilevata anch’essa nel locale n° 140 situata appena sotto la tubazione di troppo pieno.
Sarà necessaria una ulteriore escursione nella cisterna con gli strumenti necessari per rilevarne le reali dimensioni, per poter redigere una mappa di tutte le bocche di alimentazione della cisterna stessa, e di tutti i vari pozzetti di ispezione presenti sulla superficie attualmente ancora sigillati come all’origine, i quali ci fanno pensare all’esistenza di altre cisterne adibite a decantazione dell’acqua piovana e, di asservimento alla cisterna principale n° 1.

Note integrative al racconto di Raffaele
ing. Luca Zenari
L’esplorazione della cisterna è stato a dir poco emozionante.
Da un primo approccio (misura con laser dal foro di troppo pieno) avevo stimato si trattasse di una vasca rettangolare lunga circa 16 metri, una volta scesi ci si è presentata una “stanza” sotterranea di 250 metri quadrati e una sorpresa dietro l’altra.
L’opera di ingegneria idraulica sotterranea è degna della grandezza della struttura che la sovrasta.
Il locale della cisterna è rappresentato da un unica stanza a forma di “L” con un lato corto di 15 metri e lato lungo di 35 metri circa (le misurazioni precise le faremo dei prossimi giorni ma dalla sovrapposizione con le geometrie dei locali del piano terra le misure sono quelle che ho scritto). La larghezza della stanza è di 5 metri nel lato corto e 6 metri nel lato lungo che corre sotto la corte d’armi principale. Il soffitto è a volta.
Il volume massimo dell’accumulo di acqua è quindi approssimativamente 500 metri cubi (500000 litri) !
Lo scarico di fondo della cisterna è attualmente aperto per cui non viene accumulata la massima quantità  di acqua.
A questo proposito il muretto che attualmente contiene l’acqua è a mio modo di vedere un livellatore per consentire anche nei periodi di secca (o di apertura dello scarico di fondo) un livello minimo nel pozzo delle cucine (locale 117 e pompa all’aperto nel portico 135), presupponendo una vasca di decantazione prima dell’immissione dai 5 fori che citava Raffaele (avremo modo di verificarlo con prossime indagini).
Gli scarichi di troppo pieno e di fondo sono presumibilmente, come ha giustamente indicato Raffaele, azionabili dalla stanza 107, sperando che tali valvole siano ancora utilizzabili.
Apro una doverosa parentesi: riguardo la numerazione delle stanze del forte, molto utile in fase di descrizione e pianificazione di interventi, Raffaele Favatà  ha seguito la ricognizione e controllo delle numerazioni scritte in ogni stanza del forte. Io e l’arch. Nedda Taioli abbiamo riportato tutto nelle piante digitali del forte. Questo strumento tecnico torna ora molto utile.
Provvederemo nei prossimi giorni ad un’ispezione degli altri pozzetti al fine di verificare la (probabile) presenza di altri accumuli e vasche di decantazione/filtraggio oltre che cercare eventuali vasche collegate al sistema di smaltimento dei liquami delle latrine.
Il lavoro di rilievo e indagine del sistema idrico è fondamentale nell’ottica di un prossimo recupero e utilizzo del forte in quanto la riserva di acqua piovana potrà  essere usata come vasca antincendio e come secondo sistema idrico non potabile per irrigazione, lavaggio, servizi igienici etc. al passo con le più attuali direttive in tema di sostenibilità  ambientale.
Ricordiamo infatti che l’approvvigionamento idrico del forte è complicato dalla maggiore quota dell’edificio rispetto all’acquedotto comunale, rendendo necessario un sistema di pompaggio per l’uso dell’acqua nella fortificazione con relativi costi e dispendio di energia.
Anche il sistema di smaltimento delle latrine è di particolare interesse per rendere la struttura pienamente autosufficiente e rispettosa dell’ambiente.
Una volta esplorati e rilevati i manufatti del sistema idrico sarà  nostra cura provvedere alla digitalizzazione e pubblicazione dei risultati.
luca zenari | ingegnere edile

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Un DRONE al Forte di San Briccio

di Raffaele Favatà.

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Il 03-06-2015 presso il Forte di San Briccio abbiamo avuto come ospite, il Regista Documentarista Mauro Vittorio Quattrina, il quale dopo una visita del Forte accompagnato da Sergio Sponda,

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procedeva alle riprese del documentario su Forte San Briccio, il quale documentario farà parte di una serie che riguarderà molti forti storici inseriti in un sito da lui dedicato, inizia riprendendo con le sue attrezzature leggere ma professionali, con molta attenzione le varie parti del Forte da lui ritenute interessanti.

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Molto emozionante quando ha messo in funzione il “Drone”, prelevandolo da una valigia in PVC nera, un modello di dimensioni contenute ma efficientissimo, con una videocamera a bordo molto buona a giudicare dalla qualità video, che si poteva ammirare sul piccolo monitor situato sopra il pannello comandi e controllo, la messa a punto dei vari componenti elettronici, avveniva sotto un ombrello nero sostenuto dal prof. Giuseppe Corra, che oltre a dare sollievo nel lavoro all’operatore, serviva a far un po d’ombra per poter vedere meglio le immagini inviate dalla videocamera nella fase di messa a punto.

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Deposto sul piazzale in cemento della piazza d’Armi, ha preso il volo in verticale stabilizzandosi ad una altezza di 15 metri circa ha iniziato un giro su se stesso di 360°, facendoci ammirare qualcosa di unico, per poi scendere ad altezza d’uomo ed infilasi nel Portico alla Prova 132 percorrendolo per tutta la sua lunghezza, ritornando al punto di partenza e girare con movimenti dolci verso l’entrata del Forte percorrendo il Portico 135 e 130, per trovarsi all’uscita sul ponte levatoio sempre ad altezza d’uomo.

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Le emozioni non erano ancora finite perché in un attimo si dirigeva verso il fossato, oltrepassato il parapetto del ponte levatoio si calava lentamente nel fossato, restando a mezza altezza e percorrendolo tutto fino al punto dove i volontari hanno disboscato, procedere oltre era impossibile per la folta vegetazione ancora presente.

Come ultimo atto molto bello, tornato dal fossato si posiziona sul ponte levatoio a circa tre metri di altezza, e perfettamente immobile in quella posizione ha ripreso tutti i presenti che sbracciando salutavano il Drone.

Tutto questo è stato possibile grazie alla grande professionalità di Mauro Vittorio Quattrina e alla sua collaboratrice signora Patrizia sempre attenta ad organizzare e controllare tutto quello che accadeva intorno mentre il regista operava con il Drone.

L’unico rammarico è di non poter avere il video di ciò che riprendeva il Drone, e relative foto da lui fatte, per motivi tecnici e di tempo, ne verremo in possesso a Settembre e  tutto il materiale che ci daranno verrà inserito nel sito, possiamo in anticipo inserire due immagini gentilmente inviate al prof. Giuseppe Corra dal documentarista, dove si vede dall’alto la Piazza D’arme, e la parte del Forte rivolta a Nord verso San Briccio.

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Due foto riprese dal DRONE

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A conclusione del molto speciale pomeriggio, Sergio Sponda prima di congedarci invita tutti a rinfrescarci nella sala ufficiali 109E posta al primo piano del Forte, dove troviamo acqua minerale e, per l’occasione brindiamo con un’ottima bottiglia di bianco amabile, molto apprezzata che, chiude per i nostri ospiti amabilmente la giornata.

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Nell’immagine a destra l’Architetto Fiorenzo Meneghello, esperto in Fortificazioni.

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da sinistra ing. Luca Zenari e di spalle il documentarista Mario Vittorio Quattrina, in mezzo al gruppo la sua assistente con magliettina rossa sig.ra Patrizia

Per noi volontari non è ancora finita, dobbiamo calarci nella cisterna per rilevarne con la necessaria strumentazione le effettive dimensioni, nella precedente discesa avevamo approssimativamente stimato le sue dimensioni perché eravamo senza strumentazione, ma questa è un’altra storia che vi descriverò in un altro prossimo articolo.

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di Raffaele Favatà.

Domenica 01-02-2015,

effettuato il censimento invernale dei chirotteri nel Forte

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Domenica 01-02-2015 alle ore 9,30 abbiamo iniziato il sopralluogo nel Forte di San Briccio. Sopralluogo per individuare per la prima volta nella storia del Forte, l’ubicazione invernale preferita dai Chirotteri (Pipistrelli). 
L’arrivo dei due esperti di Padova è stato accolto dalla presenza di Sergio Sponda e del presidente dell’Associazione All’ombra del Forte prof.sa Maria Grazia Belli, la quale ha calorosamente ringraziato i due dottori per il loro impegno e disponibilità nella collaborazione con l’Associazione All’ombra del Forte in questo delicato progetto naturalistico riguardante il Forte.
Purtroppo è venuta a mancare all’appuntamento per indisposizione fisica la nostra biologa dott.sa Elena Moscardo, a cui facciamo i migliori auguri di pronta guarigione.
La visita di controllo e rilevamento dati è stata effettuata in collaborazione con gli esperti chirotterologi del G.I.R.C. (Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri) e Lipu di Padova, i biologi dott. Giulio Piras e la dott.sa Carlotta Fassina, i quali con l’attrezzatura necessaria in questi particolari rilevamenti, hanno ispezionato in ogni più piccolo anfratto tutti i locali del Forte.
La visita si è resa necessaria per poter stabilire con dati certi, la presenza dei chirotteri anche nella stagione invernale nel Forte, e rilevarne le dimensioni come colonia invernale.

Rhinolophus ferrumequinum (Ferro di cavallo maggiore).

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I dati seppur non eccezionali come si è potuto precedentemente rilevare nella fase estiva della colonia durante l’allevamento della prole, sono sempre di importanza rilevante, trattandosi di presenza in ambiente artificiale e non in grotta.
Questi dati ci consentiranno di verificare i loro spostamenti futuri, con il variare delle condizioni climatiche stagionali, creando così una mappa completa con riferimenti dei locali da loro preferiti nelle varie stagioni dell’anno, inserendo le condizioni ambientali come umidità e temperatura invernali rilevate.
Attualmente nel sito sono in fase svernante pertanto in letargo, circa 30 individui di Rhinolophus ferrumequinum (Ferro di cavallo maggiore), e solo un esemplare di Rhinolophus hipposideros ( Ferro di cavallo minore) sparsi a piccoli gruppetti in vari locali, nessun Myotis myotis; questa specie molto difficile da individuare, perché in questa fase si intrufolano nelle più piccole fessure in profondità, e pertanto non sono rilevabili anche con il rilevatore di ultrasuoni, essendo in letargo.
La visita nel suo insieme è stata comunque positiva, aggiungendo i dati rilevati a quelli della scorsa estate e, quelli che acquisiremo nella prossima primavera, precisamente all’inizio di Aprile, l’insieme dei dati serviranno a completare il rilevamento nel corso di un anno solare, avendo così una mappa completa della situazione dei chirotteri del Forte di San Briccio.

L’interesse da parte dell’Associazione per questi piccoli esseri viventi, oltre ad essere diretto verso l’interesse naturalistico e di utilità di questi piccoli soggetti, è fortemente caratterizzata dall’attenzione che tutti dovremmo avere per il sol fatto che sono gli unici mammiferi sul pianeta Terra che, hanno sviluppato la capacità al volo e, durante il volo portano con se la giovane prole, allattandoli in volo, aggrappati al seno delle rispettive madri, fin quando giunge il momento e la maturità che possano essere lasciati nella colonia da loro scelta per continuare la loro crescita e svezzamento.
Pertanto meritano rispetto e l’attenzione di tutti noi.
Le negative credenze tramandateci negli anni passati, hanno danneggiato non poco questi piccoli utilissimi mammiferi, oggi qualcosa sta cambiando, la gente più informata sta prendendo coscienza della effettiva loro utilità.

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