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Finalmente è nato…!

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di Raffaele Fasvatà.

Quando ci sono stati donati i due asinelli, “Giulietta e Romeo”, nome scelto dai volontari del Forte, sapevamo che Giulietta era in stato interessante, e pertanto ci era stato anche indicato fine Marzo come data prevista per il lieto evento. Marzo è stato per noi un mese interminabile… perché come potete immaginare non si può prevedere il giorno e l’ora esatta dell’evento, pertanto gli incaricati addetti alla loro cura, di cui faccio parte (Siamo in 4), Siamo stati sempre allerta ogni giorno poteva essere quello giusto…, ma niente, i giorni passavano ma Giulietta non si decideva a dar via al dolce evento; gli guardavamo la mammella, i capezzoli, cercando di notare qualche segno dell’approssimarsi del parto. Niente… così trascorre Marzo, i dubbi sulla data prevista pertanto diventano molti…, ahhhh… avranno sbagliato pensavamo “i capezzoli iniziano appena ad ingrossarsi, ma la mammella è ancora troppo piccola”.

Così siamo arrivati a Martedì 12-04-2016, quando io e Sergio Danzi siamo di turno all’accudimento di Giulietta e Romeo.  Come arriviamo sul percorso di guardia, è mia abitudine chiamarli, emettendo un fischio, questo l’ho sempre fatto dall’inizio del loro arrivo, perché così imparano a riconoscerci e ci vengono incontro. Sono sempre venuti al mio richiamo, anche se Romeo arrivava sempre secondo…, per gratificarli gli davamo qualche mela, carote, o pane raffermo che gradiscono molto. Come dicevo quella mattina dopo vari richiami non ci venne incontro nessuno, sembrava non ci fossero vicino alla stalla, insistetti nel richiamo e scorgemmo in lontananza Romeo che contrariamente al solito questa volta era primo… si ci veniva incontro lentamente quasi con malavoglia, ma di Giulietta nessun segno. Dissi a Sergio Danzi… haii aiiii, molto strano che lei non viene, vuoi vedere che è nato il piccolo? Non finisco la frase che lei appare sulla porta della stalla con la testa alta e le orecchie ben tese… lo sguardo attento verso di noi, continuo a chiamarla, ma lei non si muove, nel frattempo siamo a circa 20 m. dalla stalla e spostandomi di lato per vedere meglio al suo interno, scorgo nella penombra della stalla dietro le gambe di Giulietta, un piccolo esserino grigio che tenta di alzarsi… porca miseria Sergio esclamo… è nato c’è il piccolo…! La sorpresa è stata qualcosa di veramente unica e grande. Dopo circa cinque minuti è uscito con la madre fuori dalla stalla, e sebbene ancora barcollante, recuperava a vista d’occhio, dopo un quarto d’ora seguiva la madre lungo il percorso di guardia. Lei sempre attenta, è venuta a prendere il pane dalle nostre mani come fa sempre, ma con la massima attenzione e protezione del piccolo, si frapponeva sempre fra lui e noi, non dandoci mai la possibilità di essere direttamente a contatto con il piccolo. Anche a Romeo è stato riservato lo stesso trattamento, anzi… a lui gli ha rivolto parecchi calcioni, perché curioso, tentava di avvicinarsi al piccolo per annusarlo, ma lei era sempre attenta, si frapponeva fra lui e il piccolo e girandogli il fondoschiena lo riempiva di calci, inseguendolo per brevi tratti con le orecchie all’indietro abbassate, allontanandolo. Così vedendo la sua irrequietezza, abbiamo deciso di allontanare Romeo, isolandolo fra i due cancelli nella parte anteriore del Forte, mettendogli a disposizione fieno ed acqua. Questo è un momento molto delicato e pertanto la femmina deve essere tranquilla con il suo piccolo, non deve essere stressata dalla presenza del maschio, anche perché dopo il parto arriva il periodo di calore per la femmina e, pensiamo non sia opportuno avviare un’altra dolce attesa. Quando questo dovrà accadere verrà deciso dagli interessati… adesso pensiamo sia prematuro. La settimana precedente è nata nel vallone una piccola capretta, inattesa, perché nessuno sapeva del suo gradito arrivo e dovremo dargli un nome, come peraltro anche al piccolo somarello.

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Un regalo Gradito

due

ASINELLI SARDI

di Raffaele Favatà.

I regali sono sempre graditi… e quest’anno sotto l’albero del Forte c’è un bellissimo regalo, in special modo se trattasi di esseri viventi che ci vengono donati, questo penso sia il pensiero della maggior parte della gente. Potete immaginare la nostra sorpresa quando ci è stato riferito dal nostro Presidente prof.sa Maria Grazia Belli del regalo fatto al Forte da una famiglia di Lavagno! Due splendidi esemplari di Asino Sardo, una femmina in stato interessante pronta al parto per il mese di Marzo, mi par di aver inteso e, uno splendido maschietto di qualche anno più giovane e, come tutti i giovani meno docile e diffidente ad accettare cibo dalle nostre mani (Qualche carota, mela, o pane raffermo). Lui è indipendente e lo dimostra ogni qualvolta tentiamo di corromperlo offrendogli una carota… no, non accetta niente dalle nostre mani, mentre la femmina viene volentieri anzi… ha già imparato a riconoscere il nostro richiamo e a passo veloce al trotto ci viene incontro accettando quello che gli offriamo… certo è che bisogna offrirglielo sul palmo della mano, tenendola anche ben distesa se non si vuole perdere qualche dito… . Questa mattina siamo andati a controllare essendo scesa ulteriormente la temperatura e, persistendo da parecchi giorni la nebbia, gli abbiamo portato due secchi di erba medica in grani pressata, ci sono venuti incontro trottando appena ci hanno visti, penso che sono contenti del posto dove li abbiamo sistemati, stalla nuova, greppia discreta, e spazio grandissimo per trottare e galoppare come fanno ogni tanto giocherellando fra di loro tirandosi anche qualche finto calcio abbassando le orecchie per poi mettersi a correre.

L’asino Sardo e sue caratteristiche: l’asino sardo in natura vive circa 25-30 anni mentre in cattività 40-50. Partorisce di norma un solo piccolo dopo una gestazione di 12 mesi. Il suo peso varia tra i 100-150 kg, e l’altezza al garrese è compresa tra gli 80 e i 110 cm. Il suo comportamento mite lo fa apparire un po svasato, in realtà è un animale ubbidiente e dotato di buone capacità di apprendimento. Vive in Sardegna. Oltre che in Sardegna, l’asino sardo è presente nel Lazio e in Umbria, dove arrivò a seguito dei pastori sardi e dove si trovano diversi allevamenti. La riscoperta dell’asino sardo oltre che alla iscrizione di un centinaio di soggetti al registro anagrafico, ha portato alla nascita, in Sardegna, di una associazione regionale (Associazione per la tutela dell’Asino Sardo: ATAS) e alla realizzazione del Parco dell’asino sardo di Mui Muscas, Ortueri. Si sono inoltre tenuti due Premi Regionali[2], curati dall’Associazione Regionale Allevatori della Sardegna[3], a Cagliari nel 2005 e 2006[4]. Questo negli ultimi anni… ma negli anni passati, prima della motorizzazione della nostra società, l’asino sardo ha dato un grande contributo allo sviluppo agricolo della Sardegna e varie regioni italiane, come altri esemplari di razze diverse, muli, bardotti ecc… ecc.., animali che con l’uomo hanno lavorato e contribuito al nostro sviluppo e benessere. In nord Africa viene usato ancora moltissimo per il trasporto di materiale sia in campagna che nelle periferie delle grandi città, ha una altezza al garrese leggermente inferiore dell’asino sardo. Caratteristica dell’asino sardo, il mantello fulvo o grigio e una linea scura in corrispondenza della linea dorso-lombare, con una linea trasversale pure scura sulle spalle e formante con la prima la cosiddetta linea crociata, o croce di Sant’Andrea.

http://www.agraria.org/zootecnia/asinospecie.htm

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IL VOLO

HA PRESENTATO AL FORTE

FORTIFICAZIONI DELLA GRANDE GUERRA

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di Raffaele Favatà.

In una splendida giornata di sole si è conclusa positivamente presso il Forte di San Briccio la video proiezione del documentario sui Forti avvenuta l’11-10-2015 alle ore 16,00, già presentato alla 72° Mostra del Cinema di Venezia, la partecipazione è stata oltre le aspettative. Le speranze che tutto andasse per il meglio erano tante, dopo aver recuperato per l’occasione con il lavoro dei volontari un grande locale del Forte. La gradita partecipazione anche delle nostre autorità locali nella persona del Sindaco Simone Albi e dell’Assessore Alessandra Sponda e la partecipazione dell’immancabile prof. Corra alla video proiezione del documentario di Mauro Vittorio Quattrina, hanno dato il tocco finale alla manifestazione, molto gradita ed apprezzata da tutti i presenti. Facevano parte del documentario immagini e spezzoni di filmati inediti sulle varie fortificazioni presentati e inserite nel complesso dell’opera, molto interessanti. La cornice del Forte ha fatto il resto… come non ammirare ed apprezzare lo splendido complesso militare rinato in tutta la sua grandezza e complessità del suo interno, con scorci e viste di grande interesse, rinate dopo il lungo abbandono. Alla fine della proiezione un fugale e breve rinfresco dedicato agli attori della presentazione.

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La Mascotte del Forte di San Briccio

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di Raffaele Favatà

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L’inatteso evento è avvenuto il 30-06-2015 alle ore 6,30 circa, alla fine del viale di accesso al Forte appoggiata al muretto della rete di recinzione la madre una splendida scamosciata, dava alla luce una piccola, che amorevolmente curava pulendola tutta. La sorpresa al nostro arrivo è stata grande, nessuno di noi sapeva dello stato della madre, anche perché nel periodo del parto il proprietario le ha sempre portate in stalla per evitare eventuali problemi possibili che possono verificarsi essendo allo stato brado nel Forte. Adesso l’attenzione sarà tutta per lei, si perché resterà al Forte, il proprietario ci ha assicurato che sarà la nostra mascotte, e pertanto da parte nostra i controlli dello stato della recinzione saranno intensificati. Dalle prime osservazioni controllando i loro spostamenti, abbiamo notato che la madre per proteggere la piccola si apparta dal gruppo, portandola in luoghi del Forte isolati, dove è più sicura, questo fino al primo suo svezzamento, quando lo riterrà opportuno la inserirà nel gruppo. Il comportamento rispecchia quello dei suoi simili che vivono allo stato brado, lasciando il nascituro nell’erba alta ben nascosto per allontanarsi per i suoi fabbisogni, ritornando a prenderlo per la poppata, ed esplorare insieme al piccolo il luogo che li circonda. Nei primi giorni di vita la madre non fa lunghi spostamenti, ma brevi percorsi nella vegetazione garantendo alla piccola ombra e frescura data l’alta temperatura che in questi giorni ci affligge!

Verso le ore 18,30 iniziamo la visita al Forte con i biologi dott. Giulio Piras e Carlotta Fassinas esperti del G.I.R.C. e LIPU di Padova, e la biolaga dott.sa Elena Moscardo, per la verifica dei giovani chirotteri nati e presenti al Forte. La verifica si è protratta fino alle 23,30, questo per essere sicuri che le madri avessero lasciato i piccoli sui posatoi (volta del locale scelto), avendo così la possibilità di contarli con più certezza. La madre della piccola scamosciata sentendo i nostri rumori anche se molto attenti a farne il meno possibile e parlando sottovoce, è rimasta sul frontale del Forte fino alla nostra partenza.

Può essere un augurio e gradito segno di rinascita del Forte di San Briccio, gli è già stato dato il nome “Ombretta” da chi le ha portate al Forte, noi gli auguriamo lunga vita!

Immagini dopo due ore dalla sua nascita.

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Video ripreso da Sergio Sponda.

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Dopo le volontarie arrivano le api al Forte

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di R@f

Oltre alle care caprette, le nostre volontarie di Forte di San Briccio, finalmente sono arrivate anche le Api. Mancavano nello splendido comprensorio militare, attualmente luogo naturalistico protetto. L’Apiario ha trovato il luogo adatto, le arnie sono state deposte sul lato sud del Forte, rivolte verso NORD, poste sulla postazione in Barbetta (dove venivano posizionati i cannoni) piccoli terrazzamenti. Luogo scelto attentamente dall’apicoltore nostro associato Alberto Zenari e proprietario delle 8 Arnie, il quale ci informa che ogni alveare può contenere dalle circa 20000 api in inverno alle 50000 api in estate. In questo periodo la fioritura primaverile delle varie specie vegetali presenti al Forte ormai è trascorsa, si dovranno alimentare con i vari fiori di prato estivi in continua fioritura. All’arrivo della prossima primavera al forte come fioritura prevalente, c’è la robinia, che fa parte della grande famiglia delle acacie, il tarassaco, il ciliegio, la malva, e i millefiori. Per classificare il tipo di miele che queste api produrranno si devono seguire le fioriture, dalla primavera in avanti.

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Arnie posizionate in Barbetta (Dove venivano posizionati i pezzi di artiglieria), luogo maggiormente protetto dai forti venti.

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Otto Arnie dai diversi colori perché possano riconoscere la propria arnia.

C’è la volontà di organizzare al Forte un percorso didattico per le scolaresche che lo visiteranno, che prevede anche dei laboratori in cui i ragazzi potranno vedere dal vivo il ciclo produttivo del miele, l’organizzazione perfetta delle api, attraverso una simulazione con una arnia in legno e vetro che per un giorno conterrà le api con la loro ape regina e fuchi.

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di Raffaele Favatà.

Domenica 01-02-2015,

effettuato il censimento invernale dei chirotteri nel Forte

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Domenica 01-02-2015 alle ore 9,30 abbiamo iniziato il sopralluogo nel Forte di San Briccio. Sopralluogo per individuare per la prima volta nella storia del Forte, l’ubicazione invernale preferita dai Chirotteri (Pipistrelli). 
L’arrivo dei due esperti di Padova è stato accolto dalla presenza di Sergio Sponda e del presidente dell’Associazione All’ombra del Forte prof.sa Maria Grazia Belli, la quale ha calorosamente ringraziato i due dottori per il loro impegno e disponibilità nella collaborazione con l’Associazione All’ombra del Forte in questo delicato progetto naturalistico riguardante il Forte.
Purtroppo è venuta a mancare all’appuntamento per indisposizione fisica la nostra biologa dott.sa Elena Moscardo, a cui facciamo i migliori auguri di pronta guarigione.
La visita di controllo e rilevamento dati è stata effettuata in collaborazione con gli esperti chirotterologi del G.I.R.C. (Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri) e Lipu di Padova, i biologi dott. Giulio Piras e la dott.sa Carlotta Fassina, i quali con l’attrezzatura necessaria in questi particolari rilevamenti, hanno ispezionato in ogni più piccolo anfratto tutti i locali del Forte.
La visita si è resa necessaria per poter stabilire con dati certi, la presenza dei chirotteri anche nella stagione invernale nel Forte, e rilevarne le dimensioni come colonia invernale.

Rhinolophus ferrumequinum (Ferro di cavallo maggiore).

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I dati seppur non eccezionali come si è potuto precedentemente rilevare nella fase estiva della colonia durante l’allevamento della prole, sono sempre di importanza rilevante, trattandosi di presenza in ambiente artificiale e non in grotta.
Questi dati ci consentiranno di verificare i loro spostamenti futuri, con il variare delle condizioni climatiche stagionali, creando così una mappa completa con riferimenti dei locali da loro preferiti nelle varie stagioni dell’anno, inserendo le condizioni ambientali come umidità e temperatura invernali rilevate.
Attualmente nel sito sono in fase svernante pertanto in letargo, circa 30 individui di Rhinolophus ferrumequinum (Ferro di cavallo maggiore), e solo un esemplare di Rhinolophus hipposideros ( Ferro di cavallo minore) sparsi a piccoli gruppetti in vari locali, nessun Myotis myotis; questa specie molto difficile da individuare, perché in questa fase si intrufolano nelle più piccole fessure in profondità, e pertanto non sono rilevabili anche con il rilevatore di ultrasuoni, essendo in letargo.
La visita nel suo insieme è stata comunque positiva, aggiungendo i dati rilevati a quelli della scorsa estate e, quelli che acquisiremo nella prossima primavera, precisamente all’inizio di Aprile, l’insieme dei dati serviranno a completare il rilevamento nel corso di un anno solare, avendo così una mappa completa della situazione dei chirotteri del Forte di San Briccio.

L’interesse da parte dell’Associazione per questi piccoli esseri viventi, oltre ad essere diretto verso l’interesse naturalistico e di utilità di questi piccoli soggetti, è fortemente caratterizzata dall’attenzione che tutti dovremmo avere per il sol fatto che sono gli unici mammiferi sul pianeta Terra che, hanno sviluppato la capacità al volo e, durante il volo portano con se la giovane prole, allattandoli in volo, aggrappati al seno delle rispettive madri, fin quando giunge il momento e la maturità che possano essere lasciati nella colonia da loro scelta per continuare la loro crescita e svezzamento.
Pertanto meritano rispetto e l’attenzione di tutti noi.
Le negative credenze tramandateci negli anni passati, hanno danneggiato non poco questi piccoli utilissimi mammiferi, oggi qualcosa sta cambiando, la gente più informata sta prendendo coscienza della effettiva loro utilità.

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Visita al Forte il 02-10-2014

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di Elena Moscardo

Giovedì 3 Ottobre 2014 hanno ufficialmente preso l’avvio le attività sui  pipistrelli (chirotteri) che hanno trovato casa al Forte di San Briccio, coordinate dai due volontari dell’Associazione  la Dr.ssa Elena Moscardo e il Sig. Raffaele Favatà, incaricati a questo scopo dalla Presidente Prof.Maria Grazia Belli. Dopo il primo sopralluogo effettuato lo scorso Luglio dal Dr. Leonardo Latella, Conservatore della Sezione Zoologia del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, la Dr.ssa Elena Moscardo e il Sig. Raffaele Favatà hanno invitato la Dr.ssa Carlotta Fassina e il Dr. Giulio Piras esperti chirotterologi del GIRC (Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri) e della LIPU di Padova, per compiere insieme una serie di rilevamenti con metodi ottici (fotografie) e acustici (registrazioni di segnali sonori ad ultrasuoni con bat-detector) sui pipistrelli presenti. Questa prima visita, che si è svolta in un clima di grande collaborazione, rappresenta la prima tappa di un dettagliato programma di monitoraggio di questi preziosi animali proposto e preparato dalla Dr.ssa Elena Moscardo. Altre attività, infatti, in questo ambito si svolgeranno nei prossimi mesi, sempre però con l’accortezza di raccogliere dati scientifici utili senza disturbare eccessivamente questi animali amici della notte, che proprio in questo periodo si stanno preparando al loro letargo invernale.

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Il Gruppo di lavoro da sinistra: dott. Giulio Piras, Raffaele Favatà, dott.sa Elena Moscardo, dott.sa Carlotta Fassina, davanti all’entrata del Forte – foto di Giulio Piras.

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Evidente importanza regionale e nazionale dei chirotteri del Forte

di Raffaele Favatà

A completamento dell’argomento riguardante la visita ai chirotteri del Forte, segue una relazione dettagliata, descrivendo la situazione attuale di questi mammiferi alati presenti nel Forte di San Briccio e rilevata dai ricercatori intervenuti. I chirotterologi lieti dell’invito, sono arrivati presso il Forte con la strumentazione e attrezzatura necessaria per effettuare la ricerca, la quale si è protratta per circa quatto ore, ispezionando minuziosamente tutti i locali del Forte. Già durante l’ispezione individuavano la presenza di varie specie con la registrazione degli ultrasuoni tramite l’uso di Bat-Detector, fotografando con ottiche appropriate gli individui aggrappati alle volte di alcuni locali, per poterne individuare la specie di appartenenza.

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Prossimo l’inizio della fase di letargo, Ferro di Cavallo Maggiore (Rhinolophus Ferrumequinum) – foto di Giulio Piras.

Alla fine della visita erano stati rilevati molti dati, a primo avviso i risultati sembravano superare di molto le mie aspettative e della dott.sa Elena Moscardo che, pur prevedendone l’importanza non immaginavamo fossero di così rilevanza, sia regionale che addirittura nazionale.

 

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Aggrappati alla volta del locale ci osservano con curiosità, Ferro di Cavallo Maggiore (Rhinolophus Ferrumequinum) – foto di Giulio Piras.

La conferma di tale importanza ci viene comunicata dopo attenta valutazione e controllo dei dati raccolti con la loro strumentazione dalla dott.sa Carlotta Fassina e dott. Giulio Piras, da loro relazione: Dal punto di vista della rilevanza, abbiamo 5 specie tutte in allegato II della direttiva Habitat, di cui Rhinofolo maggiore probabilmente una delle maggiori colonie del veneto e d’Italia, e per miniottero probabilmente l’unica colonia in un edificio (Le altre sono tutte in grotta, in Europa invece qualche esperienza probabilmente c’è). Naturalmente serviranno approfondimenti sulla fenologia. Insomma, direi proprio che come sito chirottero logico siamo in primissima classe.

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Altra specie presente il Ferro di Cavallo Minore (Rhinolophus Hipposideros) – foto di Giulio Piras.

Questa è la conclusione finale dopo le varie verifiche dei due ricercatori. Ci saranno nei prossimi mesi altre ricerche, per affinare i dati rilevati e completare così la conoscenza del sito, come:

  • Mappatura dei locali registrandone su di essa i loro spostamenti.
  • Rilevamento della numerazione esistente dei locali e il loro inserimento sulla mappa del Forte, questo per agevolare lo scambio di informazioni con i ricercatori.
  • Rilevare in che periodo dell’anno avviene la loro migrazione nei vari locali.
  • Temperatura e umidità presente durante tali spostamenti, questi dati sono indispensabili per capire la loro diversificazione fra le specie e loro preferenze ambientali, e per poterli prevenire, evitando così di disturbarli durante i lavori di ripristino del Forte da parte dei volontari.

Tutto questo supportati dalla cortese e gentile collaborazione della dott.sa Carlotta Fassina e Giulio Piras, anche se molto è da fare nei prossimi mesi, con la dott.sa Elena Moscardo cercheremo con il massimo impegno di portare a termine l’incarico datoci dal presidente dell’Associazione All’ombra del Forte prof.sa Maria Grazia Belli, seguendo il programma redatto dalla dott.sa Elena Moscardo.

 

                                             Raffaele Favatà

I Pipistrelli del Forte di San Briccio, il 12/09/2014

dott.sa Elena Moscardo

Fin dai primi sopralluoghi effettuati dai volontari dell’Associazione All’Ombra del Forte è stata notata nell’edificio del Forte di San Briccio, Lavagno in provincia di Verona, la presenza di Pipistrelli. Da Luglio 2014 è in corso un’attività di monitoraggio volta alla determinazione delle specie presenti nel Forte, all’identificazione delle eventuali stanze/aree di nidificazione e di svernamento e una volta individuati tali siti si potrà valutare l’opportunità di intraprendere forme di tutela mirate. Questa importante attività naturalistica, fortemente voluta e sostenuta dalla Presidente dell’Associazione All’Ombra del Forte la Prof.ssa Maria Grazia Belli, è seguita dalla biologa Dr.ssa Elena Moscardo e dal signor Raffaele Favatà, entrambi volontari dell’Associazione, in collaborazione con il Dr. Leonardo Latella curatore della Sezione Zoologia del Museo Civico di Storia Naturale di Verona (Articolo del 27.07.2014 sul giornale L’ARENA http://www.larena.it/stories/376_est_veronese/808566_a_forte_san_briccio_una_batcaverna_piena_di_pipistrelli/?refresh_ce#).

Ma per conoscere un po’ meglio questo animale della notte, capirne la “bellezza” ed imparare ad amarlo è importante sapere alcune basilari informazioni su di lui e il suo comportamento.

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I Chirotteri, Mammiferi alati comunemente noti come Pipistrelli, sono animali estremamente specializzati, per la capacità di volare muovendosi nella più completa oscurità, grazie ad un sistema di ecolocazione ad ultrasuoni, e di sopravvivere in uno stato di letargo nei mesi invernali quando la temperatura è rigida e scarseggiano le prede. I pipistrelli hanno due necessità primarie: la prima è la disponibilità di rifugi (roost) adeguati per il riposo diurno, la riproduzione e l’ibernazione invernale; la seconda e la presenza di aree di foraggiamento abbondanti di insetti di cui si nutrono. Entrambe queste necessità hanno reso i Pipistrelli tra i gruppi animali più minacciati dagli errori dell’uomo. In primo luogo, essi sono estremamente sensibili ai cambiamenti sia climatici che ambientali e quindi, in conseguenza delle profonde modificazioni antropiche (e.g., agricoltura intensiva, ristrutturazione di edifici abbandonati, frammentazione degli habitat, alterazione o chiusura di grotte naturali, di cave di miniere abbandonate, riduzione delle aree forestali, bonifica delle zone umide, riduzione delle ‘formazioni lineari’ di vegetazione, siepi lungo corsi d’acqua e campi coltivati, ecc.) e naturali (e.g., variazioni climatiche e della copertura-distribuzione vegetale) dell’ambiente, hanno subito un forte declino in numerosità in ogni parte del mondo. Inoltre, la mancanza di cultura e le conseguenti false credenze li hanno dipinti per secoli come demoniaci vampiri, legati all’oscurità e al maligno, generando nella gente diffidenza e rifiuto, fino ad arrivare ad attività volontarie atte a perseguitarli e allontanarli dai loro rifugi, con gravi danni per gli ecosistemi in cui vivevano. Oggi in Italia i Pipistrelli costituiscono quasi un terzo delle specie di Mammiferi della nostra fauna, ma sono anche l’ordine rappresentato dal maggior numero di specie minacciate di riduzione drastica sia in varietà che in numero di esemplari per specie

I Pipistrelli sono un gruppo di Mammiferi molto evoluti, gli unici in grado di volare, grazie ad una mano che l’evoluzione ha modellato a formare un’ala perfetta. Proprio per questo motivo essi vengono chiamati, con il loro nome scientifico di Chirotteri, una parola derivata dal greco che significa “mano alata”. Un’altra caratteristica unica dei pipistrelli è quella di predatori notturni: essi sanno cacciare mentre si spostano in volo durante la notte, grazie ad un sofisticatissimo sistema di ultrasuoni. Nel buio essi si orientano usando la percezione dell’eco dei suoni molto acuti (ultrasuoni) che essi stessi emettono: le onde sonore urtano contro gli ostacoli o le prede posti sulla loro traiettoria e ritornano sotto forma di eco, l’eco viene catturato dai loro grandi padiglioni auricolari e elaborato dal cervello, che è in grado di ricostruire una minuziosa immagine tridimensionale dell’ambiente. Quindi, niente paura! Quella che i pipistrelli vadano a sbattere contro cose o persone o addirittura possano ingarbugliarsi nei capelli, è solo una vecchia leggenda, che non ha mai trovato alcun riscontro scientifico: i pipistrelli sono macchine volanti estremamente sofisticate ed efficienti, con una probabilità d’errore pari quasi allo zero. Questi animali sono, inoltre, estremamente socievoli tra loro anche tra individui appartenenti a specie differenti. Essi dormono a migliaia nello stesso ambiente (grotta o altro luogo adatto), per scaldarsi e proteggersi a vicenda, e collaborano nella ricerca del cibo di notte grazie ad un complesso sistema di comunicazione ancora in gran parte sconosciuto. Allevano i piccoli aggrappati all’addome materno, da dove essi possono succhiare direttamente il latte dalle mammelle e le femmine tornano sempre a riprodursi nel luogo dove esse stesse sono nate.

A causa della progressiva riduzione dei loro rifugi naturali (grotte, fenditure delle pareti rocciose e cavità arboree) non è rara la presenza di Pipistrelli nelle costruzioni dell’uomo (edifici, ponti, viadotti, tunnel, pali della luce, antichi acquedotti, necropoli, ecc.). I rifugi artificiali analoghi agli ambienti di grotta, caratterizzati da volumi cospicui, non disturbati, con soffitti adatti all’appiglio (di legno, pietra o mattone, non intonacati o con intonaco ruvido), bui, con temperatura e tasso di umidità idonei e assenza di correnti d’aria sono però estremamente rari. Le specie che frequentano questo tipo di rifugi dimostrano spesso, nei loro confronti, un’estrema fedeltà, tornando a utilizzarli regolarmente, nello stesso periodo, ogni anno. Per tale ragione la distruzione/alterazione di un sito di rifugio può avere esiti estremamente negativi: per anni i pipistrelli (che sono longevi, per alcune specie è dimostrato il superamento dei 40 anni di vita) possono cercare ostinatamente di ritornare al sito scomparso o reso inutilizzabile e non trovare un valido sito di rifugio alternativo, andando incontro a decremento demografico e, nell’ipotesi peggiore, all’estinzione locale.

Finalmente riconosciuto il valore dei Pipistrelli per l’insostituibile ruolo di principali predatori notturni degli insetti, capaci di evitare l’aumento incontrollato delle popolazioni di alcuni di essi e l’importanza strategica per la conservazione della biodiversità, oggi numerose leggi nazionali ed europee prevedono la salvaguardia di tutte le specie di Pipistrelli e puniscono ogni atto volto a minacciarne la sopravvivenza.

Nel Forte di San Briccio alcune stanze (in particolare quelle della zona posta a nord-ovest) sono state scelte dai Pipistrelli (finora accertata la presenza delle specie Vespertillo Maggiore, Myotis Myotis e Rinolofo Maggiore o Ferro di cavallo maggiore, Rhinolophus Ferrumequinum) come rifugio alternativo agli ambienti naturali di grotta (purtroppo sempre più rari sul territorio per la forte antropizzazione) e pertanto la loro salvaguardia, proteggendo i luoghi da loro scelti come ‘casa’, è divenuta uno scopo essenziale oltre che doveroso dell’Associazione all’Ombra del Forte.

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                                                                                                    Dr.ssa Elena Moscardo

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di Elena Moscardo.

Mercoledi 16 Luglio 2014 la Dott.ssa Elena Moscardo, biologa e socia dell’Ass all’Ombra del Forte, ha invitato il Dr. Leonardo Latella, Conservatore della Sezione Zoologia del Museo Civico di Storia Naturale di Verona per un primo sopralluogo al Forte di San Briccio con lo scopo di valutare la presenza di pipistrelli (chirotteri) e progettare nel futuro interventi coordinati di conservazione e salvaguardia di questa importante e preziosa specie di mammiferi.

Data l’importanza ecologica di conservare/preservare i pipistrelli, piccoli mammiferi alati che svolgono un ruolo fondamentale e, per molti aspetti unico, come predatori specializzati di insetti evitando l’aumento incontrollato delle popolazioni di alcuni di essi (in particolare delle zanzare e delle zanzare tigre) risulta essenziale mettere in atto tutte le iniziative possibili per conservare i loro siti artificiali (all’interno di edifici monumentali) di riposo e riproduzione.

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Nel Forte di San Briccio è stata rilevato fin dai primi sopralluoghi da parte dei membri dell’Associazione che alcune stanze sono state scelte dai pipistrelli come rifugio alternativo agli ambienti naturali di grotta (purtroppo sempre più rari sul territorio per la forte antropizzazione), perché caratterizzate da volumi cospicui, non disturbati, con soffitti adatti all’appiglio (di legno, pietra o mattone, non intonacati o con intonaco ruvido), bui, con temperatura e tasso di umidità idonei e assenza di correnti d’aria.

Questa attività vorrebbe essere svolta mediante una sistematica raccolta di tracce della presenza dei pipistrelli (e.g., fotografie, escrementi, ecc), localizzazione delle colonie e identificazione delle specie presenti (mediante catture programmate, inanellamenti, ecc). In queste attività sarebbe auspicabile una collaborazione con esperti chirotterologi del Museo Civico di Storia Naturale di Verona (Sez. Zoologia) con cui la Dr.ssa Moscardo da anni collabora. Tutte le informazioni, dati, reperti, ecc verranno conservati e catalogati e costituiranno elemento essenziale per la costituzione di un’area (o percorso) didattico sui chirotteri nel Forte di San Briccio.

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Da sinistra: Il Pre.te dell’Associazione All’ombra del Forte Prof.sa Maria Grazia Belli, la Dott.sa Elena Moscardo, la prof.sa Cristina Piccoli e la maestra Fausta Croce, sul ponte levatoio davanti al portone di accesso al Forte, durante la visita del Dott.r Latella.

Forte San Briccio libera i “Prigionieri”


Cattura e liberazione dell’intruso

Sabato mattina abbiamo risolto quasi in totale la rimozione del materiale che doveva servire al museo dell’arte contadina, ma mai utilizzato, spostandolo in locali assai più idonei, dividendoli per attività ed utilità; il materiale ferroso oltre alla ruggine non ha subito altri problemi, mentre quello ligneo la maggior parte di esso era marcescente dovuto al tempo trascorso esposto all’umidità ed abbandono.
Martedì della settimana del 15 di Agosto, dare gli ultimi ritocchi al lavoro prima della festività imminente.
Dato che il Mercoledì 13-08-2014 avevamo una “visita incontro” al Forte, dell’Architetto Vittorio Lino Bozzetto, esperto in fortificazioni militari, volevamo aver terminato tutti gli spostamenti già iniziati, per non avere disordine nei vari locali.
Ci siamo accorti con nostra sorpresa che, in un locale dedicato al museo, era presente sulla pavimentazione un escremento di animale non meglio identificato, di una discreta dimensione, che il giorno prima non c’era.
Dato che il Sabato appena trascorso, era stato tagliato un albero a suo tempo caduto che, faceva da ponte fra il sentiero di guardia esterno al Forte con il Forte stesso, dava così la possibilità ad animali vari di attraversare il fossato senza problemi, ed avere accesso indisturbati ai vari locali del Forte, avevamo pensato che qualche malcapitato rimasto senza il provvidenziale ponte non aveva più la possibilità di ritornare sui suoi passi e lasciare il Forte, soffrendo così la fame, dato che oltre a grilli di cespuglio, qualche lucertola, scorpioni e pipistrelli, sarebbe stato molto difficile per lui o lei sopravvivere, (Immaginavamo una volpe, un tasso, ecc…)
Abbiamo pensato così di procurarci una gabbia trappola, come quelle che si usano per le Nutrie e, l’abbiamo posizionata nel Forte, con la speranza di riuscire a catturare l’intruso.
Il 15 di Agosto non abbiamo potuto fare una visita al Forte per verificare se la trappola avesse funzionato, ma il 16 alle 15 circa siamo andati a verificare; spiando dal foro di guardia del portone di accesso, abbiamo constatato che c’era qualcosa nella trappola… abbiamo aperto il piccolo portoncino di accesso al Forte, e con nostra sorpresa abbiamo dalla sagoma lontana in controluce, riconosciuto che si trattava di un grosso gatto!

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Si lamentava la bestiola… impaurita e, non sapendo della sua sorte, era abbastanza aggressiva, parlandogli sottovoce l’abbiamo abbastanza rincuorata, presa la gabbia l’abbiamo portata vicino al portoncino ancora aperto, e sollevando la porticina della gabbia gli abbiamo reso la libertà… ma fuori dal Forte, con quattro salti ha attraversato il ponte levatoio, scomparendo fra il fogliame del sentiero di guardia!
Il nostro malcapitato ospite, ha però potuto usufruire di un ottimo pasto, composto da carne in macinato grosso (Esca), frutta matura… che non ha apprezzato; abbiamo però notato una forte perdita di pelo dovuta certamente allo stress sopportato essendo imprigionato… ma tutto sommato per lui deve essere stata una particolare esperienza!

Adesso ci riproviamo… era lui il solo intruso?